Si dice che il figlio del calzolaio va in giro con le scarpe rotte. E in effetti mai come ora capisco fino a fondo cosa questo voglia dire, dato che il mio piccolo “figlio”, ovvero iNewYork.it, e’ sempre l’ultimo ad avere notizie su quello che la compagnia orgoglio italiano, Eataly, combina a New York.

Questo per due motivi principali: innanzitutto perché quella che sparge la voce su ciò che combina Eataly negli Stati Uniti sono io, e mandare un comunicato stampa a me stessa fa un po’ ridere; e in secondo luogo perché non voglio che mi prendiate per una che va contro ad ogni possibile conflitto di interesse. Quindi per mantenere una linea editoriale bella pulita cerco di evitare di parlarne.

Il problema pero’ e’ che poi mi sento di fare un disservizio perché alcune iniziative sono davvero bellissime. Ad esempio, la recente apertura di Baita, un ristorante a stampo alpino sul cocuzzolo di 200 5th Avenue, oltre ad essere una delle iniziative più carine alle quali abbia lavorato, e’ anche uno di quei ristoranti dove andrei ogni sera (se non fosse che sono anche li tutto il giorno e dopo un po’ divento un attimo ital-claustrofobica.)


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Baita

Comunque. Baita. Una meraviglia di posto. Saranno le mille mila lucine appese al soffitto, saranno gli alberelli di Natale con le seggiolone di legno attorno e le copertine di lana morbida, sara’ (si, lo e’) la polenta della Val Pusteria — ogni volta che metto piede al quattordicesimo piano sopra Eataly New York vorrei trasferirmi li in pianta stabile, avvolgermi nella copertina, e guardare la silhouette del Flatiron dal tetto trasparente, mentre sorseggio Vin Brule e ascolto musica natalizia. E’ che poi se facessi cosi mi licenzierebbero in tronco.

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Ma voi che invece non verreste licenziati, dovreste andarci. Innanzitutto per il cibo, che e’ davvero eccezionale. Polenta della Val Pusteria, cotechino con lenticchie, speck, canederli e raclette. Nel caso non vi avessi ancora convinto, pensate a Vin Brule, Bombardino, cocktails alla grappa. Insomma, una vera e propria goduria enogastronomica sia per chiunque di voi sia qua in vacanza e abbia un’improvvisa voglia di cibo italiano, sia per coloro che vivono a New York permanentemente e un po’ gli manca la settimana bianca a Cortina d’Ampezzo — o, come me, vorrebbe tanto andare ad Aspen in Colorado non tanto per sciare, quanto per stare nello chalet di montagna a farmi una cioccolata davanti al caminetto mentre fuori nevica.

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L’idillio invernale. Che Eataly offre ai nostalgici e ai sognatori a un prezzo enormemente più basso, senza tariffe aeree incluse.

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E poi ammettiamolo: non siete un po’ orgogliosi di essere italiani quando, entrando in Baita trovate schiere di americani che mangiano e bevono cibo nostro, fatto da noi, ispirato a noi, alle nostre belle montagne? E non vi sentite un po’ privilegiati pensando che in questa meraviglia noi ci siamo cresciuti? Fateci un salto e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ecco. L’ho scritto. Adesso anche mio figlio ha le scarpe nuove.

*questo articolo esprime opinioni puramente personali e NON e’ stato sponsorizzato.

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1 Comment on Baita: Le Alpi Italiane Secondo Eataly

  1. Gabriella
    25 luglio 2017 at 15:23 (2 mesi ago)

    Bravi

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