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I nuovi chef di New York? Roditori creativi e insaziabili!
Il mio cartone animato preferito di tutti i tempi e’ Ratatouille – quello con il topino Remy che vuole diventare un cuoco, ma che, per ovvi motivi, non e’ proprio ben accetto nella societa’ culinaria parigina. Che sia che empatizzo con il topino per la tenacia e la voglia di fare, che sia che non ho mai perso il contatto con la bambina che c’e’ in me, quando alla fine il grandissimo e temutissimo critico di ristoranti, Anton Ego, alla domanda “Cosa vuole per dessert” alza gli occhi trasognanti e lucidi, incrocia lo sguardo di Remy e risponde: “Surprise Me!”, un paio di lacrime mi scendono sempre. Quelle due semplici parole, “Surprise Me”, sono un po’ l’essenza della vita – fidarsi completamente del mondo, e lasciarsi semplicemente “sorprendere”.
E proprio ieri, ho avuto uno di questi momenti “a sorpresa”, in cui mi sono sorpresa, e poi mi sono sorpresa di essermi sorpresa – insomma, una doppia sorpresa.
L’oggetto della mia meraviglia e’ stato un articolo su Metro, in cui appariva proprio un topino con un cappello da chef. L’articolo parla di come, tristemente, New York sia infestata dai topi, e di come nemmeno i migliori ristoranti di New York scampino all’infestazione. Specialmente in queste ultime settimane, in cui Restaurant Week imperversa (ovvero, molti ristoranti ultraprezzati della citta’ aprono le porte a noi comuni mortali per una cena a prezzo fisso ($35) dove stranamente non e’ necessario vendere un rene per permettersela), si e’ scoperto che un ristorante su cinque ha i topi. “Il cibo a New York e’ ovunque”, continua l’articolo, “E anche ristoranti come Alto – due stelle Michelin e tre stelle dal New York Times – hanno un problema di ospiti non molto ben voluti”.
Ora: “Che schifo!!!”, penserete voi. Io invece mi sono sorpresa, e la mia prima reazione e’ stata: “Uh, che carino!” guardando il topino che mi ricordava Remy. Subito dopo mi sono sorpresa della mia sorpresa, e la mia anima italiana e’ riemersa facendomi pensare: “Che schifo!!!”
Ebbene, a questa doppia sorpresa c’e’ solo una spiegazione: sto diventando ufficialmente una newyorkese. E in questa mia trasformazione culturale e cambio di pelle, i topini di New York iniziano a starmi anche un po’ simpatici. Complice il mio amico Remy, riconosco che grazie a loro alcuni ristoranti non sarebbero come attualmente sono – come Metro scrive: “i ristoranti piu’ piccoli e negli edifici piu’ vecchi sono quelli piu’ colpiti. E quindi sono romantici e con poca luce per una ragione”. Dunque per proprieta’ transitiva inversa, se non ci fossero I topini, tutti I ristoranti di New York sarebbero anonimi e con un sacco di luce.
Dobbiamo allora essere riconoscenti ai topini? No, forse no. Ma cosi come all’amore della propria vita si perdona quel piccolo difettuccio che lo rende ancora piu’ perfetto, a New York ci si affeziona ai topini perche’ e’ anche grazie a loro che la Grande Mela e’…beh…sorprendente.
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Time Lapse Video del Tramonto su New York di Ieri
Abbiamo gia’ scritto di quanto il tramonto di ieri sera sia stato fantastico. Per farvi capire e vivere il momento vi proponiamo questo video trovato su YouTube.com.
La ripresa e’ avvenuta dal Queens, in fronte alla Citibank Tower. In lontananza si puo’ vedere l’Empire e un cielo infuocato come non mai. Senza parole!
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Buon Anniversario NewYorkese a Noi
A tre anni esatti (proprio oggi! Quasi quasi ci vengono i brividi) dall’inizio della nostra avventura Newyorkese, la Grande Mela ha deciso di regalarci uno dei piu’ bei tramonti mai visti — che vogliamo condividere con voi.
Tanto e’ passato da quel lontano 18 Agosto 2007, che sembra cosi’ lontano, eppure cosi’ vicino che ci ricordiamo anche i particolari piu’ assurdi.
E cosi’, miriadi di emozioni super contrastanti, un sacco di crescita personale e professionale, milioni di incontri, casuali o meno,tanti nuovi amici da tutte le parti del mondo, due case, un sito web e un gatto dopo, ci lasciamo ancora affascinare dalle nuvole rosse che fanno da sfondo all’Empire visto dal nostro appartamento.
E in quell’istante, qualsiasi siano le nostre paure, i nostri sogni, i nostri desideri o terrori, il mondo sembra gia’ essere migliore.
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Amicizie a New York: Legami alla Velocita’ della Luce
Nelle scorse due settimane abbiamo dovuto dire “Goodbye” a tre nostri amici. Uno, di origine indiana, e’ partito alla volta del Tennessee, dove frequentera’ un MBA, mentre gli altri due, un’inglese e un australiano, sono stati trasferiti per lavoro a Vienna.
Il fatto sembra apparente normale – capita che la gente si trasferisca. Se non fosse che a New York non passa mese senza che qualche amico se ne vada. New York e’ prevalentemente una citta’ di passaggio, una sorta di purgatorio di cemento dove si decide cosa fare delle proprie vite, dove ci si immerge totalmente nel centro della spirale per poi venire catapultati da altre parti ad estrema velocita’. Il che sembra molto affascinante, ma anche estremamente triste se visto dal punto di vista di chi dalla spirale non ci e’ ancora uscito.
E quindi, “Come sono i tipi di amicizia che si instaurano?”, chiederete voi. Beh, al contrario di quanto si pensa, non sono effimeri e fuggevoli – sono invece molto profondi, duraturi, sentiti. Anche dovessero durare relativamente poco nel tempo.
E stiamo parlando di due persone (noi) i cui migliori amici di sempre sono i compagni delle elementari, medie e superiori; la cui distanza che li separava dagli amici variava dall’attraversamento di un pianerottolo, alla percorrenza di tragitti campagnoli, quasi sempre copribili in bicicletta. Beh, da piccoli topini di campagna, abbiamo scoperto, a New York, di essere in grado di stringere rapporti incredibili con persone che hanno vissuto con un serpente come animale domestico, che percorrevano la strada casa-scuola insieme ad un branco di canguri sul ciglio della strada, con chi non e’ mai uscito da un’isola, si lavava nel fiume, o, molto piu’ semplicemente, con chi e’ stato abituato a dire “Belin” o a mangiare le piadine con lo squacquerone.
Perche’ fondamentalmente sono due le cose che ci accomunano con persone che vengono dai piu’ disparati angoli del mondo: il fatto di amare New York, e il fatto di essere lontani da casa.
E cosi si passano serate allegre a scoprire nuovi posti nascosti della Grande Mela, o serate dalle note un poco piu’ tristi dove si parla di casa. Si viene chiamati Uncle and Aunty, si impara a dire “Happy Holidays” anziche’ “Merry Xmas”, ci si scambiano ricette culinarie assurde (“Ma voi mangiate il coniglio?!”, “Beh, voi mangiate i coccodrilli!”), si discute animatamente su come si pronunci la parola “verde” (“e” aperta o “e” chiusa?!), si scompare per un po’ e si ritorna dicendo “Hey guys, sorry, we had visitors over from (Paese d’origine)”, venendo riaccolti a braccia aperte – perche’ quando si tratta di altri amici in visita dal proprio paese siamo un po’ tutti sulla stessa barca.
Ci si mescola. E ne si esce arricchiti, con una visione del mondo meno quadrata e piu’ liquida.
A chi di voi ci ha chiesto, o si chiede: “Com’e’ stringere amicizie nella Grande Mela” rispondiamo: e’ un’esperienza fantastica, meravigliosa, che ti cambia la vita e ha tantissimi pro – con un unico grande contro: non importa quanto vi obbligherete a “non affezionarmi pero’, questa volta” – vi affezionerete, e a nessuno piace dire “Goodbye”.
Credits: la foto e’ stata tratta dall’album Flickr di Hot Rod Homepage.
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La Moschea vicino a Ground Zero: simbolo della vera anima di New York
Settimana scorsa il sindaco di New York, Bloomberg, ha tenuto una conferenza stampa riguardo la richiesta di costruzione di una moschea in prossimita’ di Ground Zero. Nei tre mandati da sindaco di New York, Bloomberg non ha mai brillato per qualita’ oratorie, preferendo discorsi semplici e dai contenuti pratici a digressioni colte o semi-filosofiche. Tuttavia, il discorso del 3 agosto 2010 verra’ ricordato a lungo. Se non dal pubblico in generale, almeno da me.
La dissertazione e’ un elogio a New York City, a cio’ che rappresenta per il mondo moderno e ai suoi abitanti. Parafrasando il sindaco, New York e’ la citta’ piu’ libera al mondo. Fondata da immigrati e plasmata da essi. Le cui porte sono aperte a chiunque abbia voglia di lavorare sodo e voglia seguire le leggi americane. E’ una citta’ in cui si parlano 200 lingue. Caratterizzata da una diversita’ di tradizioni e religioni che non si trovano altrove. In cui ogni newyorkese vive in armonia con i propri vicini, in rispetto reciproco e tolleranza. Esattamente quell‘apertura mentale e capacita’ di accettare il prossimo che e’ stata attaccata l’11 settembre 2001. E per tutti questi motivi sarebbe sbagliato negare il permesso di costruire la moschea.
Nonostante una ferita ancora aperta sul suolo di Manhattan, con il permesso di costruire la moschea, New York rimane fedele ai suoi valori. Lanciando un fortissimo segnale a tutti gli estremisti e fanatici: New York e’ e rimane la capitale della libera espressione del mondo occidentale e moderno. Un luogo unico e simbolo di cio’ che vorrei fosse il mondo intero in futuro.
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Luglio 2010: il secondo mese piu’ caldo nella storia.. Almeno per Central Park
Vivendo dove lavoro, ho la fortuna di rientrare a casa a mezzogiorno per pranzo.
Ieri, appena entrato nella portineria di casa ho ritirato la posta e senza nemmeno farci caso ho iniziato ad aprire la corrispondenza durante il breve viaggio in ascensore fino al mio piano. Con gesti meccanici e con la mente rivolta ad altro ho aperto la bolletta dell’elettricita’ per il mese di luglio per rimanere basito e contrariato. Leggendo con piu’ attenzione il totale da pagare mi e’ scappato un improprio in italiano che ha incuriosito il mio compagno di ascensore, il quale guardando cosa stessi leggendo ha commentato sogghignando: “Man it’s the A/C. Next time use a fan!”.
Il simpatico “so tutto io” anglofono ha semplicemente esternato i miei pensieri. Durante quasi tutto il mese di Luglio ho tenuto acceso l’aria condizionata (A/C appunto) per la maggior parte del tempo, facendo lievitare i consumi e raddoppiandomi la bolletta.
Ma d’altra parte come avrei potuto sopravvivere altrimenti al secondo mese piu’ caldo di New York dal 1869? Con 27.3 gradi di media per circa 0.05 gradi Luglio 2010 e’ risultato essere il mese piu’ caldo dopo Luglio 1999. E da notare che la temperatura e’ rilevata tutti i giorni a Central Park, luogo tra i piu’ freschi della City — quindi immaginatevi il nostro appartamento com’era! Mica potevamo “fare la colla” per un mese intero!
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Tempo a New York: quando Google e’ piu’ affidabile dei newyorkesi!!
Definire il newyorkese medio non e’ compito facile. Se in Italia bene o male la popolazione e’ omogenea per quanto riguarda colore, modo di vestire e abitudini, a New York gli abitanti sono un insieme di etnie e tradizioni spesso distanti tra loro. E questo e’ abbastanza scontato se si pensa che piu’ del 35% dei newyorkesi e’ nato al di fuori degli Stati Uniti.
Questa multiculturalita’ e’ cio’ che caratterizza la City e la rende cosi’ affascinante e unica. E’ uno dei motivi principali che ci hanno spinto a trasferirci a Manhattan. Non ci stanchera’ mai il gironzolare senza meta per quartieri quali l’East Village, il Lower East Side (LES), SoHo, Nolita o Murray Hill semplicemente per osservare i newyorkesi. Per vedere come sono vestiti, per cercare di indovinare quale sia la meta del loro cammino o, piu’ semplicemente, per vedere se dopo 3 anni Manhattan sia ancora in grado di stupirci. Per strada di solito si incontra di tutto, dove per “tutto” si intende un “tutto” newyorkese, che e’ mille volte piu’ variegato del pool di stranezze che si puo’ incontrare per le strade di Roma, Milano o Firenze.
Spesso appena esco di casa mi chiedo quanti minuti dovranno passare prima di incrociare il solito individuo in pantaloni corti. E, sebbene normale in estate, vi posso assicurare che anche in pieno inverno con -20 gradi non devo attendere piu’ di qualche minuto. Oppure un personaggio in pelliccia a 30 gradi o un tizio in magliettina sotto la neve. E cio’ e’ spettacolare e fonte di sicurezza allo stesso tempo.
Tuttavia questa alta varieta’ di usi e costumi ha anche i suoi lati negativi nel nostro vivere quotidiano: osservando un gruppo di persone per strada dall’interno di un palazzo non si ha quasi mai idea di che tempo ci sia all’esterno. Quando abitavamo ancora in Italia, la mattina ci svegliavamo e controllavamo fuori dalla finestre che tempo facesse. In base all’abbigliamento dei passanti e dall’uso o meno dell’ombrello adeguavamo la nostra mise. E inoltre, era anche possibile osservare il cielo per scorgere nuvoloni minacciosi o constatare se veramente piovesse.
Tutto questo oramai ci e’ impossibile: complice la location del nostro appartamento che ci permette di vedere solo un triangolino di cielo, l’essere ad un piano alto che ci preclude il vedere se piove sull’asfalto, e una popolazione assolutamente eterogenea nell’abbigliamento. E’ capitato che appena alzati dovessimo contare circa 30-40 passanti per poter fare medie di comportamenti: 30% delle persone con ombrello aperto? Sta piovigginando soltanto. La percentuale sale al 50? Allora sta piovendo in modo consistente. Il 60% indossa un giaccone pesante? Temperatura intorno allo 0. E se e’ l’80%? Freddo becco!
Naturalmente l’individuo con i pantaloni corti lo escludiamo sempre dalle statistiche in quanto poco categorizzabile.
Bel modo di alzarsi la mattina, direte voi. Ebbene, finalmente i nostri teoremi e calcoli sono giunti al termine. Google ha appena lanciato un nuovo servizio meteo associato a Google Earth attraverso il quale e’ possibile controllare che tempo che faccia nella zona scelta, in diretta.
E cosi’, da un paio di mattine appena sveglio, accendo il computer. Seleziono il mio indirizzo e controllo su Google Earth che tempo faccia. In tempo reale e con animazioni. Il risveglio non e’ mai stato cosi’ dolce!
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Uno scatto lungo 3 anni coglie l’anima di New York
New York e’ sempre in movimento. E non parlo solo degli abitanti. Parlo proprio della citta’ in se. Sin da quando ci siamo trasferiti a New York ho notato come i cambiamenti lungo le strade fossero estremamente rapidi. Continui cantieri hanno rimodellato interi isolati, cambi di gestione di negozi e ristoranti hanno modificato le abitudini dei locali dandomi l’impressione che con il passare degli anni non cresco e cambio solo io, ma in un rapporto simbiotico cambia anche la City. E con le sue rivoluzioni cambiano le mie abitudini, i miei gusti e la gente che frequento.
E ancora adesso mi stupisco della velocità con cui costruiscono grattacieli o abbattono interi isolati. Vivendo New York da turisti e’ difficile rendersi conto di questi continui cambiamenti. Si, sono veloci, ma non così rapidi da costruire palazzi in una settimana.. E fino a questo momento non avevo ancora trovato un’opera d’arte che fosse in grado di raccogliere in se e raccontare la mutevolezza di Manhattan.
Guardando però le opere di Michael Wesely, fotografo tedesco, ho potuto finalmente provare la sensazione di progresso che si respira per le vie di Manhattan. L’artista, su invito del MOMA, ha usato la sua abilita’ tecnica per fotografare nell’arco di 34 mesi la ristrutturazione del complesso immobiliare del MOMA. Invece di effettuare centinai di scatti fotografici ha creato una sola foto con un tempo di esposizione di quasi 3 anni. E’ incredibile osservare i diversi stadi di costruzione dei palazzi in un unico scatto. E il tutto e’ decorato dalle traiettorie del sole nel cielo che pennellano lo sfondo, sottolineando maggiormente l’idea della dimensione tempo in queste immagini bidimensionali.
Viste queste stupende foto, siete ancora sicuri di non voler vivere il beat di Manhattan? Cosa aspettate? Trasferitevi anche voi per 34 mesi nella City e fate di voi stessi un’opera d’arte di esperienze di vita che tutti vorranno scoprire!
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New York, dove gli anziani invece del sonnellino pomeridiano fanno l’happy hour!
Era da un po’ di tempo che mi chiedevo perche’ i locali di New York avessero un’happy hour che iniziasse alle 3 di pomeriggio e finisse alle 6.
Fosse durante il week end potrei anche capire: la gente si sveglia a mezzodi’ fa brunch verso la una e per le 3 ricomincia a bere. Pero’ in settimana la gente lavora almeno fino alle 5 – 6 e quindi, sebbene l’happy hour sia per incentivare la frequentazione dei bar, avrebbe piu’ senso farla dalle 5 alle 8 per esempio.
Ieri finalmente ho scoperto perche’ l’happy hour inizia cosi’ presto. Essendo che una mia collega parte oggi per una vacanza di 10 giorni, ieri pomeriggio lesti lesti siamo scappati dal lab e siamo andati a “festeggiare” la partenza della fortunata (Eh si, le vacanze sono cosa cosi’ rara che si esce a festeggiare…). Ci siamo recati in un ristorante messicano alle 3.30 per usufruire dei cocktails a prezzi speciali della suddetta happy hour.
Convinto di non trovare nessuno ad un orario cosi’ insolito, mi sono stupito nel vedere il locale pieno zeppo di attempati signori e signore dai 65 anni in su, tutti presi in discussioni e Margaritas. E con mio sempre piu’ crescente stupore ho visto anche questi composti personaggi perdere un poco il controllo dopo 3 – 4 giri di drinks. Le discussioni sono diventate sempre piu’ frivole e la pronuncia sempre piu’ biascicata fino a che verso le 5 quando siamo usciti il loro inglese era diventato quasi incomprensibile per le mie orecchie.
Magari e’ stato solo un caso, o magari veramente l’happy hour di primo pomeriggio e’ il giovedi’ sera degli ultra sessantenni. Vi prometto che analizzero’ fino in fondo il caso, provando un bar diverso ogni pomeriggio per un paio di settimane e poi vi diro’!
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Noi, un gelato biscotto e una sconosciuta su 6th Avenue, New York
Da quando ci siamo trasferiti a New York abbiamo detto addio alla nostra cara macchina, alla moto e alla vespa del 1982. Ora per la nostra mobilita’ urbana ci avvaliamo di una bici Mountain Bike fatta in Cina (sempre mezza rotta..) e una mitica Graziella anni ’70 di seconda mano fatta a Varese. Le biciclette sono un ottimo mezzo per spostarsi velocemente ed economicamente a New York, e un aiuto impagabile per portare a casa la spesa della settimana dai vari Wholefoods o Trader Joe’s.
Oggi, dopo aver constatato che il frigorifero piangeva miseria, siamo scesi in giardino per prendere le biciclette per andare a fare provviste. E qui tragedia delle tragedie: la ruota posteriore della mia Mountain Bike dagli occhi a mandorla era tristemente a terra. Non potendo sistemare la gomma sul momento, abbiamo deciso di recarci al supermercato a piedi. La calura era atroce e siamo arrivati al negozio assetati e desiderosi di una bella dose di aria condizionata. Entrati al fresco, abbiamo attivato il nostro “Bradipo Mode”, e con una calma studiata abbiamo lentamente riempito il carrello del necessario, piu’ le provviste per il rientro. Eh si, per poter riaffrontare il caldo estivo senza prendere un taxi, abbiamo preso una confezione da quattro di quelli che potrebbero essere i gelati biscotto piu’ buoni reperibili nei supermercati di New York City.
Pagato e sistemata la spesa nel mio zaino siamo usciti desiderosi di gustarci il nostro spuntino per la strada (soprannominato “Roady”: per la strada, appunto). Mentre camminando verso casa stavamo aprendo la scatola e scartando i gelati, una ragazza sui vent’anni, dal tipico look hipster, ha iniziato a parlarci di quanto siano buoni quei gelato biscotti di Trader Joe’s. Ormai viviamo a New York da abbastanza tempo per sapere che questo e’ un comportamento normale, e dunque abbiamo annuito all’affermazione. Mentre stavo dando un secondo morso alla mia prelibatezza fumante per il caldo da sauna, la ragazza e’ ritornata all’attacco e, ridecantando il gelato, ha dichiarato che anche lei ogni volta che va da Trader si prende sempre il gelato biscotto per la via del ritorno (o “Roady”). Al che io, avendo gia’ prima annuito, per rispetto, ho dovuto rispondere con qualcosa d’altro. E dato che l’esplosione di gioia fredda nella mia bocca mi aveva pervaso di buon umore, generosita’ e altruismo ho avuto la brillante idea di rispondere dicendo: “Ne vuoi uno?”
Appena finita la frase mi sono reso conto dell’errore. Qui siamo in America, anzi, peggio ancora, a New York! Citta’ dove l’espressione “Non si accetta cibo da uno sconosciuto” mai fu detta. Citta’ in cui la gente puo’ morire di malore sui marciapiedi della Fifth Avenue nell’indifferenza e fretta dei passanti, ma dove tutti si sentono in diritto e a loro agio nell’iniziare discussioni assurde con sconosciuti alle prese con cibi interessanti. A quel punto, gia’ tristemente immaginando il commiato dal mio fantastico gelato di scorta, nel caso qualcosa fosse andato storto con il primo, la ragazza con un sorriso a mille denti e gli occhi luccicanti mi ha guardato in trance dicendo: “Davvero? Posso?!”
A questo punto inebetito dal mio errore di principiante newyorkese ho porto il gelato alla nostra nuova amica e, mentre ci dipartivamo, ho osservato mestamente morsi estrani dilaniare quella perfezione di gelato al biscotto gusto stracciatella che sarebbe stato mio per il dopo cena.
All’improvviso il caldo e’ diventato insopportabile, e casa sembrava piu’ lontana del New Jersey. Abbiamo chiamato un taxi e veloci siamo saltati sulla macchina. Nel fresco dell’abitacolo mi sono riconcentrato sul mio biscotto mezzo finito, e mi sentivo gia’ rinascere — finche’ il taxista si e’ rivolto a me dicendo: “Hey dude, every time I go to Trader Joe’s, I get that ice cream for the road too!” (Traduzione: “Hey ragazzo, ogni volta che vado da Trader Joe’e prendo anche io quel gelato per la strada del rientro”).
Al che, con ancora la bocca piena, la mia risposta automatica e’ stata: “No English, sorry!”
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Regole per prendere gli ascensori a New York
Oggi, come tutti gli altri giorni della mia vita, ho preso un ascensore in un palazzo di New York. Piu’ precisamente, nel palazzo dove lavoro. L’esperienza, come sempre, non e’ stata delle piu’ memorabili, ma vorrei condividere in questo post alcuni pensieri che in quei circa dieci minuti (no, no, non e’ un errore, parlo di minuti) mi hanno portato dal decimo al primo piano.
- Innanzitutto, ormai non ci faccio piu’ caso, ma in verita’ per chi visita New York per la prima volta, puo’ essere shockante: a New York non esistono i piani terra. Si parte a contare direttamente dal primo piano – quindi, io lavoro al decimo piano di un palazzo di dodici, che in misurazione italiana sarebbe il nono piano di un palazzo di undici. I primi giorni mi perdevo tra tutti i pulsanti, e il mio cervello si bloccava per quella frazione di secondo, cercando un qualche segno divino che mi facesse magicamente uscire dal palazzo. Dopo anni, in ascensori a me non familiari, ancora mi devo sforzare a trovare l’uno – che pero’ gli americani hanno pensato bene di affiancare ad una stellina (si vede che non ero l’unica a perdermi tra i piani…) Dunque, prima regola per chi prende un ascensore a New York: CERCARE LA STELLINA.
- Ho menzionato il fatto di perdermi tra i pulsanti: “Bhe’, direte voi: se e’ un palazzo di 12 piani, ce ne saranno solo 12!” – e invece no! Oltre ai pulsanti per arrivare al piano infatti, ci sono anche i pulsanti per “aprire” i piani. Dotati di una serratura apribile solo con l’apposita chiave, questi pulsanti servono ad attivare o disattivare l’ascensore: diciamo che gli americani non si fanno mancare nulla in quanto a sicurezza. Dunque, 12+12, siamo gia’ a 24 pulsanti. A cui si aggiungono quello per tenere aperte le porte, e quello per farle chiudere.
Ora: immaginatevi che un vostro collega che vi sta particolarmente antipatico stia lasciando l’ufficio con voi e sia in procinto di arrivare all’ascensore mentre voi ci siete gia’ dentro. Ebbene, in America potete evitare di farvi dieci piani con lui semplicemente schiacciando il pulsantino di chiusura porte velocizzata. Se al contrario, si tratta dell’avvenente nuova collega con cui ci volete provare, ecco apparire come per magia il pulsantino per tenere le porte aperte piu’ a lungo. Quindi siamo gia’ a 26 pulsanti.
A questi, aggiungete un paio di bottoni che non ho ancora capito a cosa servano, una chiavetta d’emergenza per aprire tutti i piani in caso di emergenza, e un pulsantino rosso con una cornetta di telefono disegnata, che se schiacciata manda direttamente l’allarme alla caserma di pompieri piu’ vicina (non provate a schiacciarla, non e’ divertente, lo dico per esperienza). Totale: 29 pulsanti. Quindi, seconda regola: se siete a New York e avete un appuntamento importante con qualcuno, calcolate di spendere cinque minuti in piu’ per studiare con faccia ebete e un po’ preoccupata i bottoni dell’ascensore.
- Ho anche menzionato i famosi “dieci minuti” per fare dieci piani. Questa esperienza mi accade sempre piu’ frequentemente, tanto che ho calcolato che in un anno spendo in media due giorni interi in ascensore (se si tiene presente che lo prendo come minimo quattro volte al giorno). Ora, perche’ mai uno dovrebbe metterci cosi tanto? I motivi sono primariamente due:
1. Si capita in ascensore con gruppi di persone che si aspettano vicendevolmente. Mentre uno tiene fermo l’ascensore, l’altro va in bagno, chiacchera col collega, chiama la mamma, e poi finalmente entra in ascensore, mentre tutti i precedenti occupanti gli stanno lanciando occhiate malefiche. Di solito, quando cio’ accade, uno dei due e’ il capo dell’altro. Pensateci: cosa fareste se il vostro capo ancora dal suo ufficio sentisse l’ascensore arrivare (con un suono “Tin Tin” quando arriva al piano) e vi urlasse “HOLD IT!!!”. Potreste fregarvene e scendere lo stesso, inventandovi poi qualche scusa, e rischiando il licenziamento; o l’alternativa e’ quella di fermare l’ascensore, aspettare, e mostrare agli altri quanto siate zerbini. Insomma, regola numero tre: aspettate che il vostro capo esca dall’ufficio cosi non rischiate di incappare in questa spiacevole evenienza.
2. Ci sono anche i casi malaugurati in cui capitate in ascensore con le uniche due categorie che si divertono a schiacciare tutti i pulsanti: i bambini al di sotto degli otto anni, e i fattorini della FedEx. I primi sono capibili (anche se al momento vorreste urlare disperati: “Perche l’hai fattoooo?”). Ma i piu’ terribili sono i secondi: per massimizzare il loro tempo infatti, la specie “fattorino FedEx” va all’ultimo piano e schiaccia tutti i piani a cui deve fare le consegne. Arrivato al piano, lancia quasi letteralmente il pacco alla receptionist e torna in ascensore. Ottima efficienza, direte voi. Certo, ma se state uscendo per la pausa pranzo, preparatevi a morire di fame. In questo caso, purtroppo, non ci sono regole da seguire – qui entra proprio in gioco la sfiga.
Insomma, per concludere, siate pronti, perche’ gli ascensori a New York sono come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita (cit. Mamma di Forrest Gump).
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Comunicazione di Servizio!
Che dire…siamo totalmente sbalorditi dalla giornata di oggi. Grazie alla nostra intervista su Libero Viaggi ci sono arrivate milioni di email con commenti e richieste: GRAZIE, GRAZIE a tutti.
E’ davvero meraviglioso constatare come un progetto in cui stiamo mettendo tanta passione riesca a coinvolgere così tanto voi lettori. Siamo senza parole!
In ogni caso, bando alle ciance e alle smancerie, questa vuole essere una comunicazione di servizio: stiamo rispondendo personalmente a tutte le vostre email, quindi se non vedete un’email da parte nostra nei prossimi giorni, i casi sono due: ci stiamo ancora lavorando, o vi è finita in spam (già successo purtroppo…)
Grazie di nuovo!
Cristina e Luca
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4 Luglio a New York City: Altro che Spiderman!
Eccoci qua, reduci da una delle esperienze piu’ newyorkesi di tutta la nostra vita. Quattro di Luglio negli States, penserete voi, ovvio che e’ un’esperienza newyorkese e soprattutto americana! Fuochi d’artificio sull’Hudson River, un drink su uno dei tanti rooftop eleganti e chic che strappano le attenzioni di turisti e residenti a suon di “chi ha la vista più bella.”
E invece no, la nostra serata e’ stata diversa, scegliendo uno dei rooftop meno fancy della citta’: il rooftop di un anonimo building di Chelsea, sede lavorativa di un conoscente. Si, la vista dei fuochi non era esattamente perfetta. Si, non c’erano tavolini con sedie e baristi e camerieri solerti. Si, non era lussuoso. Pero’ era autentico, privato, unico e soprattutto privilegiato. In una citta’ di 8 milioni di persone, era un piccolo angolo di pace e tranquillita’ in mezzo alle mille luci dei vari Empire, Chrysler e mille altri grattacieli. Abbiamo fatto la spesa per la cena in un Deli sulla Fifth Ave e 28th Street, ci siamo recati sul tetto e abbiamo prima cenato e poi visto i fuochi tra mille cisterne dell’acqua e palazzi. Finiti i fuochi ci siamo divertiti a saltare tra un palazzo e l’altro come nemmeno Spiderman ha mai osato fare! Il tutto condito con alcune delle piu’ strabilianti viste di Midtown Manhattan.
New York, finirai mai di stupirci?
Dal rooftop sulla 27th Street, l’angolo piu’ sottovalutato del mondo, un reale Spiderman.
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Mondiali a New York meglio che in Sud Africa
I mondiali di calcio del Sud Africa sono iniziati da una settimana e per la prima volta nella mia vita ho praticamente visto tutte i match (ma non ditelo al mio capo
). Sebbene appassionato di calcio sin dalla tenera eta’, non avevo mai avuto ne’ la costanza ne’ la voglia di seguire tutte le partite.
Ora, vivendo a New York e lavorando in un ambiente internazionale come l’NYU, mi e’ praticamente impossibile non seguire tutto. E di questo attaccamento alla propria nazione e alla nazione degli altri deve essersene accorto anche Sua Eminenza Grigia l’Ospedale, perche’ l’altro giorno ha bloccato il sito espn3.com, il principale portale per la visione dei match — azione completamente inutile perche’ i dipendenti indomiti non hanno fatto altro che spostarsi in modo sparpagliato su altri 100 siti che offrono i mondiali in diretta. E dopo circa 5 minuti di frenetica ricerca su internet, eravamo ancora tutti incollati al computer, scambiandoci occhiate di complicita’, esultando in “mute mode” e imprecando in ogni idioma conosciuto.
Nemmeno per le Olimpiadi si era formato un cameratismo cosi’ forte. Ogni giorno mi vedo tifare per una squadra diversa e, soprattutto, ho la fortuna di essere in compagnia di qualche tifoso della nazione stessa. Nell’ultima settimana mi sono sentito Italiano, Inglese, Australiano, Nord e Sud Coreano (con gravi problemi di coscienza e di integrita’ morale), Cileno e Argentino.
E’ una sensazione nuova tifare per un goal della squadra del Cile o essere profondamente incazzato per la figuraccia dell’Australia. Alla fine di questa settimana, sebbene profondamente italiano e orgoglioso della mia Nazione e Nazionale, ho avuto la sensazione che i Mondiali non stiano celebrando le migliori squadre di calcio al mondo, ma la bellezza del gioco, qualunque esso sia purche’ sia internazionale (dimenticate baseball, american football e affini).
E soprattutto si celebra la gioia di vivere in un ambiente internazionale come New York. Di incontrare, conoscere e confrontarsi con persone da ogni angolo del mondo, di festeggiare in un ristorante tipico della Nazione vincente e, soprattutto, di sentirsi parte non di una citta’, o Nazione, o Continente, ma parte del Mondo.
Adieu a voi nazionalisti e separatisti.
Da New York, capitale del mondo.
Un cittadino del Mondo.
PS Se siete in vacanza a New York e desiderosi di vivere appieno i Mondiali ma non avete amici da ogni parte del Mondo, il Wall Street Journal vi viene in aiuto. Il sito internet dell’autorevole quotidiano ha creato una mappa interattiva dove potete selezionare la Nazionale di cui siete interessati e vedere dove risiedono a New York gli abitanti di quel Paese. Inoltre la mappa evidenzia per ogni quartiere anche i Bar che mostrano in diretta tutte le partite.
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Tony Siino da New York, Prime Impressioni
Sono negli Stati Uniti da una ventina di giorni per lavoro e per piacere e, dopo una prima parte in California, dall’1 giugno ho raggiunto New York. Ho affittato uno studio nell’Upper East Side e ho incontrato alcuni italiani che vivono e lavorano qui come Luca e Cristina. Durante una cena a midtown e’ nata l’idea di scrivere qualcosa per iNewYork, che gia’ avevo consultato prima di partire.
Questo blog ha una visione decisamente ambiziosa e con cui simpatizzo a pelle: ‘italianizzare New York’! Si tratta decisamente di una bella sfida e la prima riflessione che mi viene in mente e’ che per italianizzare questa citta’ bisogna, appena arrivati, farsi “newyorkizzare”. Quindi in questo post ricapitolero’ alcune cose, anche semplici e banali, con cui da italiano si impatta appena si arriva qui. Buona lettura!
La distanza prossemica Ë diversa
Evitate di attaccarvi al vostro interlocutore, probabilmente si imbarazzerebbe (mi e’ capitato all’aeroporto…sono stato invitato a stare piu’ distante dall’immigration officer).
Quando dicono ´How are you?’ non necessariamente si aspettano una risposta
E’ un modo di entrare in contatto con il prossimo…mentre state elaborando la risposta potrebbero gia’ essere alla prossima domanda.
L’apertura delle porte e’ tirando
Prima di dare craniate o buttare giu’ qualche ingresso di negozio tenete a mente che le porte si tirano per entrare e si spingono per uscire. Non vanno quasi mai in due direzioni ne si spinge per entrare (come spesso avviene in Italia).
Il piano terra non c’e’
In ascensore non troverete la T di terra. A volte troverete l’1, oppure la L di lobby. Pigiate e sarete pronti a calpestrare street e avenue.
Il water ha l’”acqua alta”
Immagino per ragioni igieniche…vi disorientera’ e cambiera’ il vostro approccio…
A piedi con il rosso si piu’ passare (se non arriva nessuno)
Se presi da un’improvvisa voglia di rispettare le regole vi fermerete quando il semaforo pedonale e’ rosso noterete che vi sfrecceranno accanto diversi pedoni newyorchesi frettolosi. I pedoni guardano e passano. Gli automobilisti tengono in conto che ci sia un pedone sulle strisce anche se hanno il verde. Risparmierete tempo.
Le mance sono obbligatorie
Dove non indicate esplicitamente vanno dal 15% al 20% del totale. In alcuni casi i camerieri percepiscono esclusivamente quelle e non vengono pagati diversamente. Tenetene conto.
Il caffe’ come lo intendete voi si dice espresso
Se chiederete un caffe’ vi arrivera’ probabilmente il “beverone”, cioe’ il caffe’ regular. In compenso l’espresso hanno imparato anche a farlo abbastanza bene (complici miscele presenti anche in Italia e macchine apposite).
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Abbiamo le Chiavi di New York City!
Alcuni di voi avranno notato il nostro post su Facebook riguardante “Le Chiavi della Citta’”. Bene, questo articolo e’ per spiegarvi di cosa si tratta, invitarvi ad aderire all’iniziativa e, perche’ no, magari ispirarvi per qualche celebrazione particolare o progetto a cui state lavorando.
L’opera artistica “Key to the City”. realizzata dall’artista Paul Ramirez Jonas in collaborazione con CreativeTime, prevede la consegna delle chiavi della citta’, una volta data solo agli alti dignitari di stato, a tutti coloro che volessero scoprire i veri segreti di New York — dove per veri segreti, ci immaginiamo qualcosa come passaggi segreti, porticine che conducono in luoghi nascosti e inesplorati, cassette della posta con dentro tesori inenarrabili.
Il processo e’ semplice: vi potete mettere in coda in Times Square, dove vi verra’ dato una sorta di passaporto (blu, come quello americano, ma, aihme’, non credo vi varra’ per la cittadinanza!), dove dovrete scrivere il vostro nome, il nome della persona a cui volete donare la chiave (potrebbe essere semplicemente voi stessi), e il motivo di questo gesto. Una volta consegnatavi la chiave, dovrete aspettare il vostro turno per leggere davanti ad un rappresentante dell’artista il vostro impegno ad accettare la suddetta chiave.
Scoprirete poi che il passaporto e’ una piccola guida tascabile che vi portera’ nelle zone nascoste dei cinque boroughs di New York — e che se vi farete una foto in ognuno dei luoghi che la magica chiave apre, potrete vincere qualcosa.
Mettendosi in perfetta linea con quella che ci piace chiamare “Social Art”, dove l’opera d’arte non e’ solo qualcosa da ammirare, ma un’esperienza alla quale prendere parte attivamente, e della quale parlare con gli amici (pensate a Marina Abramovich al MoMa!), Key To The City ci fa sentire un po’ importanti, un po’ “gli unici” a scoprire la citta’, un po’ degli Indiana Jones urbani.
Condivideremo le nostre scoperte con voi — e se siete cosi’ curiosi da non riuscire ad aspettare (e soprattutto sarete a NYC quest’estate), accettate la sfida, e godetevi la Grande Mela, cosi’ come non l’avete mai vista!
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Tony Siino a New York
Cari Lettori,
Nasce oggi la nostra prima collaborazione con una firma importante della blogosfera italiana, in visita a New York.
Ormai troppo assuefatti dal vivere newyorkese, abbiamo creato uno spazio apposito in cui facciamo un passo indietro e lasciamo la penna (o meglio la tastiera) a una persona che sta vivendo e vedendo la Grande Mela per la prima volta, con occhi nuovi e freschi.
E’ con grande piacere che vi presentiamo il nostro ospite, Tony Siino, il quale ci terra’ compagnia per un mese.
Tony, che molti di voi gia’ conosceranno, ha firmato progetti importanti come Rosalio.it, il blog di Palermo, BlogItalia.it, la prima directory di bloggers italiani, il suo blog personale Deeario.it e KiAmaNokia.it, il blog dei Nokia Lovers. Giovane dalla mente fervida e provocatoria, siamo convinti che Tony sia una di quelle persone che mille ne pensa, e, soprattutto, mille e una ne fa.
Seguitelo nelle sue avventure New Yorkesi e scoprite i sapori, gli odori, e le passioni della sua Big Apple.
Cristina e Luca
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E’ primavera a New York?!
New York, si sa, e’ una delle piu’ belle citta’ al mondo. Non solo dal punto di vista architettonico, anche perche’ di palazzi inguardabili ce ne sono diversi, ma soprattutto per l’atmosfera da film che si respira un po’ ovunque. Trasferendomi dal Bel Paese, lo shock culturale e’ stato minimo e dopo poche settimane ho iniziato subito a sentirmi a casa. Tuttavia c’e’ una cosa a cui non sono ancora riuscito ad adattarmi appieno: l’inverno a New York!
L’Italia e’ considerata il Paese del sole (fatta eccezione Milano causa coltre di smog) e la temperatura e’ mite tutto l’anno. Si, durante l’inverno fa freddo, ma -20 Celsius per giorni e giorni non l’ho mai visto se non sulla Marmolada! Qui invece l’inverno e’ freddo e infinito. La gente, the People, da Gennaio inizia a sognare la primavera o un week end in Florida. E soprattutto ringrazia il cielo di non vivere a Chicago, notoriamente piu’ fredda di New York!
Capite che, ora di Marzo, la gente implori tutti i giorni per un po’ di calura! Io in primis!
Erano mesi che aspettavo una serata mite, in cui si potesse camminare senza il timore di vedersi congelare qualche estremita’ corporale. E ieri sera, St Patrick’s Day, il tempo era semplicemente perfetto! 15-18 Celsius verso le 6 di sera… Che sogno! Per tutta settimana e’ previsto bel tempo e temperature sui 15 Celsius… Fenomenale!! La primavera e’ arrivata, in anticipo di 3 giorni ma decisamente ben accetta!! Prima di buttarmi nei bagordi sulla 3rd Ave ho avuto modo di scattare un paio di foto, che dire, New York sei bellissima!!
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Elephant Walk: Elefanti a Passeggio per Manhattan
Uno degli avvenimenti che preferisco in New York è…rullo di tamburi…l’Elephant Walk. Ora vi chiederete: e che roba è??? Rispondiamo subito a questa domanda — e con largo anticipo, così potrete attrezzarvi con tutta calma per l’evento. L’Elephant Walk è l’unica opportunità che avete di vedere degli elefanti (appunto) attraversare Manhattan, A PIEDI! Non su un carro, non in camion, non in mezzi di trasporto animali — A PIEDI!
Trattasi di un evento che accade ogni anno verso la fine di Marzo (segnatevi il 22 Marzo per il 2010), e che tutti i newyorkesi DOC conoscono principalmente per il grande passaparola che va avanti ormai da decenni nella città. L’occasione è la tappa newyorkese del tour circense dei Ringling Bros, che si esibiranno in Madison Square Garden. Tradizione vuole che gli elefanti attraversino il Queens/Manhattan Tunnel più o meno verso mezzanotte e camminino lungo la 34th Street fino ad arrivare in Madison Square Garden (sulla 7th Ave).
Qualche consiglio pratico:
- Se il clima si rivelerà inclemente come lo scorso anno, farà freddissimo, dunque armatevi di cappotti, sciarpe e beveroni bollenti all’americana.
- Aspettatevi strade transennate, un sacco di polizia e ovviamente un sacco di gente, bimbi inclusi! Dunque iniziate ad accaparrarvi il vostro angolino più sul presto che sul tardi.
- Il posto migliore per vederli è sulla 34esima tra la 1st e 2nd Avenue, ovvero quando escono dal tunnel. In ogni caso, ovunque decidiate di posizionarvi, tenete conto che gli elefanti usciranno dal tunnel verso mezzanotte, e arriveranno in Madison Square Garden verso l’una, quindi regolatevi di conseguenza.
- Portatevi la macchina fotografica, meglio se con treppiede — essendo notte, non ci sarà molta luce!
Tornando al perchè questo è uno degli eventi che preferisco, sicuramente gioca molto il fatto che da piccola la mia gita preferita era quella allo zoo. In secondo luogo, l’attesa di un evento così bizzarro e surreale che accade a mezzanotte ricorda vagamente l’arrivo di Babbo Natale. E in terzo luogo…come fare a perdersi questa scena che sembra direttamente uscita da “Una Notte al Museo”??? Decisamente: non si può!
PS Per tutti coloro che fossero preoccupati per lo stato e il trattamento degli elefanti, qui un link sulle speciali cure che la compagnia circense gli dedica. Nonostante ciò, molti animalisti si riuniranno sulla 34th Street e 7th Avenue per protestare. A voi la scelta sulla parte con cui schierarvi.
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Altro che la Moratti…
Che gli americani esagerino si sa. Vivendo a New York ho capito che l’espressione “Che Americanata” calza a pennello. Gli Americani si prendono sul serio, hanno protocolli per ogni cosa e sono iperspecializzati.
Durante l’anno, indipendentemente dalla stagione, sono solito ricevere email spedite da sua eminenza l’Ospedale riguardanti possibili minaccie atmosferiche (pioggia, vento, neve, uragani). E come me, molti altri Newyorkesi ricevono simili avvisi sul posto di lavoro. Di seguito potete leggere il testo di una di queste mail:
WINTER STORM WARNING IN EFFECT CITYWIDE FROM 6 AM THURSDAY TO 6 PM EST FRIDAY.
A MAJOR STORM TO IMPACT THE NORTHEAST THURSDAY INTO FRIDAY
A STRONG STORM SYSTEM WILL BRING SIGNIFICANT SNOWFALL TO PORTIONS OF THE TRI STATE AREA FROM THE RUSH HOUR THURSDAY MORNING THROUGH FRIDAY.
SNOW IS EXPECTED TO DEVELOP AROUND THE START OF RUSH HOUR THURSDAY MORNING THEN CONTINUE THROUGH FRIDAY. CURRENTLY EXPECT THE STEADIEST AND HEAVIEST SNOW TO FALL FROM MID MORNING THURSDAY THROUGH THURSDAY EVENING. THE SNOW WILL THEN GRADUALLY BECOME LESS STEADY AND LIGHTER INTO FRIDAY BEFORE TAPERING OFF TO LIGHT SNOW OR SNOW SHOWERS BY FRIDAY EVENING. THE SNOW MAY MIX WITH RAIN FOR BRIEF PERIODS OF TIME ON THURSDAY BEFORE STAYING AS ALL SNOW THURSDAY NIGHT AND FRIDAY.
FOR NOW EXPECT ACCUMULATIONS TO RANGE FROM 7 TO 13 INCHES WITH LOCALLY HIGHER AMOUNTS POSSIBLE.
All’inizio queste mail mi facevano sorridere e le cancellavo subito. Tuttavia pensandoci bene queste email servono. Servono a calamitare l’attenzione della gente e dei capi su possibili futuri disagi. A New York non nevica o piove piu’ che a Milano, ne tantomeno le previsioni sono piu’ corrette che sotto la Madonnina. Semplicemente qui sono piu’ organizzati, e se e’ prevista neve da una settimana la gente si organizza in modo tale da non perdere 6-7 ore della propria vita per fare 20 Km in macchina sotto la neve. Il sindaco di New York non si lamenta mai dicendo che la neve sebbene annunciata non era prevista. Nonostante il disagio, tutto funziona nel limite del possibile. Ma soprattutto anche se la previsione risulta non vera, NESSUNO si lamenta!! Sono previsioni per l’appunto, non affermazioni!!
Staro’ diventando americano nel modo di pensare? Non so, so solo che ora leggere il Corriere il giorno dopo una nevicata di 5 centimetri in quel di Milano mi fa sorridere. E ho iniziato a pesare: ” Ah, un’altra italianata!”
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Sparatoria in ospedale!!
Prima di continuare a leggere questo post fate partire il video in basso. La canzone vi mettera’ nello spirito giusto per continuare..
Ore 20.30 di una fredda sera di febbraio. Sono ancora bloccato in laboratorio. E ne ho ancora per almeno 2 ore.. Non mi capacito del risultato appena ottenuto. Non ha il minimo senso, sono riuscito a distruggere 6 mesi di ricerca in 5 minuti oggi.. Grandioso. Mi giro verso la finestra e rimiro il placido fiume che incurante dei problemi dei newyorkesi scorre inesorabile. Il traffico sulla FDR e’ intenso ma regolare, all’interno delle macchine vedo allegre famiglie che tornano dalla gita domenicale. Che tristezza pensare che l’ultima volta che sono andato via per il week end era Natale.. Immerso nei miei pensieri vengo attirato da due macchine che in direzione sud procedono ad alta velocita’ zigzagando nel traffico. Il mio cervello vaga e penso ad un’articolo che avevo letto anni addietro riguardante Alberto Tomba che con una guida del genere (molto Italiana) era stato arrestato dalla polizia in Florida. Le macchine sono quasi davanti a me ora, in testa una chevrolet Camaro ultima generazione, blu elettrico bellissima e velocissima nella notte. Il sound del motore 6200 V8 e’ impressionante, in piena accelerazione penetra i doppi vetri del laboratorio e ne sono subito conquistato. Un poco piu’ arretrata segue una Cadillac Escalade nera che sbandando copiosamente fatica a rimanere vicina alla Camaro. Rimango ad osservare i due funamboli al volante. Ora le due macchine sono esattamente davanti a me. All’improvviso il passeggero della Camaro si sporge dal finestrino, tira fuori cio’ mi sembra un Ingram MAC-11 A1 e in una profusione di lampi apre il fuoco sull’imponente Escalade che segue. Sbalordito e sotto shock non riesco a muovermi dalla sedia, sono intontito, il tempo si e’ fermato, dilatato in una nuova dimensione. Con gli occhi seguo la scena e osservo come sotto il fuoco della Camaro, l’Escalade inizi a sbandare sempre di piu’ e 2 uomini dai tratti asiatici si sporgono dal SUV per rispondere al fuoco. E’ il caos. Sparano in direzione della Camaro ma il continuo sbandare della macchina gli impedisce di colpire il bersaglio, anzi sparano ovunque e alcuni colpi sono diretti verso il mio palazzo, solo un poco piu’ in alto della mia postazione. Le macchine ora mi hanno superato, si dileguano nella notte creando scompiglio in mezzo agli autisti della domenica. Sono sparite. Io rimango a fissare l’infinito per un tempo che sembra interminabile. Il mio timer inizia a suonare e sobbalzo sulla sedia. Cavolo devo finire l’esperimento. In trans termino il protocollo di lisi cellulare, congelo l’estratto proteico e esco dall’ospedale. All’ingresso ci sono poliziotti ovunque, e’ un delirio. Mi incammino verso casa nel buoi della notte e penso all’inseguimento.. Gotham City non esiste solo nei film. Gotham City e’ reale. Allungo il passo e con un semi sorriso sulle labbra mi allontano lungo First Avenue direzione sud cercando con lo sguardo il logo dell’uomo pipistrello nel cielo.
E ora la vera descrizione di cio’ che e’ successo:
L’ospedale e’ localizzato all’altezza della FDR, famosa e caotica autostrada che si snoda lungo l’east side di Manhattan. Ieri sera verso le 20.30 due macchine non identificate stavano viaggiando ad altissima velocita’ sulla FDR in direzione sud impegnate in uno scontro a fuoco. A causa dello zigzagare inconsulto alcuni proiettili fuori controllo hanno colpito l’ottavo piano del research building dell’ospedale creando il panico ma senza ferire nessuno. Io non ho visto e assisto a nulla, tuttavia la mia mente ha divagato sull’accaduto…
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Hot Yoga: Yoga The New York Style
Dato che in molti hanno notato che la mia schiena stava iniziando ad assomigliare ad un punto interrogativo (e a 26 anni non mi pare il caso), ho pensato bene di rimettermi a fare yoga. Googolando qua e la’, scopro che nella City lo stile di yoga piu’ in voga al momento e’ lo Hot Yoga, che a detta della mia collega svedese e’ un qualcosa di fenomenale: si tratta di movimenti yoga fatti in una stanza super riscaldata a 40 gradi — sudore e flessibilita’ garantiti. Bene, mi sono detta, proviamo e vediamo se effettivamente questo Hot Yoga fa miracoli.
Premetto che non sono un master della pratica, ma non sono nemmeno una novellina, avendolo praticato per circa un anno. Silenzio, meditazione, calma interiore, queste erano le cose che mi aspettavo…e invece mi sono ritrovata in una stanza tipo sauna, con altre sessanta persone mezze nude, a cercare di trattenere posizioni terribili e soprattutto con il divieto di uscire dalla stanza. Si, avete letto bene: “Avete caldo? E’ normale. Avete la nausea? E’ normale. Vi gira la testa? E’ normale. Tutte le sensazioni che state provando sono gia’ state provate. Affrontatele, perche’ non potete uscire da questa stanza”. Questo continuava a ripetere l’istruttrice (che pero’ gli esercizi mica li faceva!!!).
Dopo ben 90 minuti letteralmente infernali, una ragazza e’ scoppiata a piangere e singhiozzare. In effetti, l’esperienza e’ stata molto intensa, sia fisicamente che emotivamente. Come tutte le attivita’ newyorkesi, anche questa e’ amplificata e ha lo scopo di testarti, di metterti alla prova. Perche’, cosi come ha detto l’istruttrice, la vita e’ ben lontana dall’essere nirvana, la vita e’ come lo Hot Yoga: una stanza bollente dalla quale vuoi scappare via al piu’ presto.
Ed ecco dunque spiegato l’arcano: questa attivita’ e’ cosi popolare nella Grande Mela proprio per il fatto che testa i limiti umani. Il caldo e’ insopportabile – ma devi resistere. Le posizioni sono impossibili – ma devi resistere. Ti senti svenire – ma devi resistere. Un concetto molto americano che stasera ho esperienziato fino in fondo.
Se non altro ora la mia pelle e’ liscissima e riesco a toccarmi la punta dei piedi senza piegare le ginocchia…ma magari settimana prossima vado a seguire un corso di boxe.
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I Love LES
Siamo ad una settimana da Halloween, e l’eccitazione per l’evento e’ palpabile, tanto che ogni attivita’ in citta’ ha come protagonisti zucche e travestimenti. Dato che era una bella giornata, ci siamo avventurati nel LES ovvero il Lower East Side, il quartiere più punk rock di Manhattan dove fino a meta’ degli anni ’90 la gente andava in cerca di droga o per sentire suonare i Ramones o Patty Smith all’icona della controcultura: il locale chiamato CBGB (ecco a cosa si riferiscono tutte quelle magliette in vendita negli store turistici!).
La zona ora e’ in netta ripresa, anche se lo stile un po’ underground e da New York dura degli anni ’90 si percepisce ancora in maniera molto forte. E si percepiva ancora di più oggi all’Halloween Freakfest, un festival dedicato ai gruppi punk rock emergenti della zona, riuniti per dimostrare che, nonostante la gentrificazione, il movimento della controcultura e’ ancora vivo e attivo nel LES.
Abbiamo dunque assistito a questo semi concerto assieme a famiglie alternative e giovani in costume da Halloween…un’esperienza che ci ha decisamente fatto assaporare l’essenza della New York vera, non la versione edulcorata che ci propongono nei film.
Un bel pollice in su e un “a noi ci piace” per l’ancora mitico LES.
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Dove Fare la Spesa a New York: Trader Joe’s
Fare la spesa a New York puo’ diventare un problema se non si conoscono i posti in cui andare. Troppo cari, troppo economici, i supermercati newyorkesi sono una vera e propria avventura. Per fortuna dopo solo una settimana nella Big Apple, ci e’ stato gentilmente indicato il miglior posto a livello rapporto qualita’/prezzo: Trader Joe’s, o Trader per gli amici. Posizionato strategicamente su 14th Street, Trader e’ un’esperienza unica, specialmente la domenica mattina dato che offrono caffe’ e yogurt o cereali nella zona “Grand Sample Station”. Le code sono solitamente infinite, e vi stupirete di trovare due “segnafila”, come li abbiamo soprannominati noi, ovvero due persone che stanno all’inizio della fila per pagare con in mano un cartello che dice “La coda inizia qui”…
Oltre a posti di lavoro in abbondanza, Trader offre cibo di ottima qualita’, personale giovane, attento e disponibile, vignette simpatiche per pubblicizzare i prodotti e prezzi notevolmente bassi a causa dell’eliminazione del “middle man”- ovvero l’intermediario: tutto e’ dal produttore direttamente al consumatore. Sebbene il negozio su 14th sia l’unico in Manhattan, la catena e’ presente in tutti gli Stati Uniti.
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Marshmallow Civil War
Mentre tornavo a casa da South Street Seaport, evitando accuratamente la massa turistica e passando quindi per viuzze sconosciute, mi sono imbattuta in un gruppo di persone urlanti che con fucili artigianali si sparavano cio’ che a prima vista sembravano palline di carta.
Incuriosita, mi sono avvicinata e ho chiesto ad uno dei tre poliziotti che assistiva divertito alla scena che cosa stesse succedendo. Con fare serioso ecco arrivare la risposta: “They are reenacting a civil war and they are having a marshmallow shootoff”, ovvero, stanno reinterpretando una guerra civile sparandosi addosso marshmallows. Non e’ chiaro da dove tragga origine l’evento, ma una cosa e’ certa: gli organizzatori sono gli stessi della “lotta dei cuscini” che si tiene annualmente in Union Square. Oltre alla pagina Facebook, sul sito di New Mind Space ci sono anche istruzioni dettagliate su come costruirsi un’arma spara-marshmallow.
Che dire…certe cose succedono solo a New York!
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