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Coast to Coast: un sogno da vivere anche al computer
Il Coast to Coast degli Stati Uniti e’ uno di quei viaggi epici entrati nell’immaginario collettivo da oramai decenni. Il viaggio di circa 5000 km e’ un’epopea introspettiva attraverso spazi infiniti e citta’ sovraffolate. Dove il contrasto tra opera dell’uomo e della Natura raggiunge il suo apice, e vede i grattacieli lucenti soccombere alla forza mistica e primordiale di luoghi incantati quali Canyonland o Monument Valley. Un viaggio alla ricerca del cosi’ detto nuovo mondo che durante questa crisi sembra cosi’ vecchio e stanco. Ma anche un lungo inno d’amore al viaggio in se. Alla passione per la strada, che per due/tre settimane nella vita si prende carico non del nostro corpo ma della nostra anima. Un viaggio mitico dai mille significati che speriamo tutti voi prima o poi avranno la fortuna di effettuare.
I video che presentiamo in questo post sono dedicati a tutti coloro che sognano, sono in partenza per o ricordano questo viaggio dal fascino intramontabile.
Dal ponte di Brooklyn al ponte di San Francisco a piedi. Il tutto documentato da 2770 fotografie. Sapientemente amalgamate per creare un video emozionante, che rende appieno l’idea del viaggio, dei luoghi e delle sensazioni.
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Cimici da letto: coinquilini morosi in tutta New York
Chiariamo subito una cosa: non si dice cimici da letto ma “bed bugs”, ovvero insetti del letto. L’espressione cimice da letto e’ semplicemente una delle tante traduzioni che sebbene corrette non rendono le sfumatore e i significati dovuti. Fatti i dovuti convenevoli, spieghiamo esattamente cosa sono questi insettucoli che stanno ottenendo cosi’ tanta risonanza mediatica.
I bed bugs appartengono alla famiglia degli Emitteri Eterotteri e sono dei microscopici vampiri-insetto amanti del sangue umano. Il loro habitat preferito sono appunto i letti e altre zone dove gli umani amano dormire. Sebbene non strettamente notturni sono attivi principalmente di notte quando riescono a succhiare il sangue dalle ignare vittime indisturbati. Sono delle zanzare senza ali quindi (be’ non proprio ma abbiamo reso l’idea). Non trasmettano alcuna malattia, ma solo fastidio locale nel caso di sporadici morsi oppure sintomi sistemici come insonnia, stress e ansia nel caso di attacchi cronici. Nonostante siano visibili ad occhio nudo, sono molto elusivi e spesso solo accurate ispezioni possono identificare eventuali infestazioni. Inoltre sono difficili da eradicare.
E soprattutto New York City ne e’ piena! E non sto parlando solo dei quartieri piu’ poveri. Sto parlando anche dell’isola di Manhattan. Molte persone vi negheranno la presenza di questi odiosi ospiti nelle case, hotel e negozi di New York – ma credeteci, sono ovunque, e sono molto democratici. Ogni casa puo’ esserne infestata. Recentemente il New York Magazine ha riportato le vicessitudini di una agiata famiglia dell’Upper East Side alle prese con una infestazioni, la chiusura di diversi negozi a SOHO e sulla Fifth Ave ha monopolizzato l’attenzione dei media per una settimana e continuiamo a leggere di articoli sul cosa fare per eliminare questi odiosi insetti da casa.
L’intenzione di questo post non e’ assolutamente quella di spaventarvi (noi stessi, fortunatamente, non abbiamo ancora avuto incontri ravvicinati di questo tipo). Vorremmo pero’ sensibilizzare la vostra attenzione ad un problema reale che esiste a Manhattan ormai da svariati anni (e salito alla ribalta solo recentemente), e sfatare alcuni miti comuni come quello che esclude gli hotel superlusso dalla categoria colpita dai bedbugs.
Nel caso siate in visita a New York, dunque, vi consigliamo di controllare il letto in cui dormirete, anche nel caso si trattasse di un hotel cinque stelle o di un duplex dell’Upper East Side (in fondo all’articolo potete trovare diverse foto di questi fastidiosi organismi inutili). Se risiedete in ostello controllate comunque il letto e portatevi il vostro sacco a pelo e cuscino, dato che di solito in queste strutture i controlli sono minori e le disinfestazioni meno frequenti. E fate particolare attenzione nei negozi, anche quelli dalle vetrine scintillanti su Fifth Avenue. I bed bugs non si spostano da soli, ma sfruttano gli umani per farlo. Un negozio affollato e’ per i bed bugs cio’ che per noi e’ il JFK!
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New York, dove gli anziani invece del sonnellino pomeridiano fanno l’happy hour!
Era da un po’ di tempo che mi chiedevo perche’ i locali di New York avessero un’happy hour che iniziasse alle 3 di pomeriggio e finisse alle 6.
Fosse durante il week end potrei anche capire: la gente si sveglia a mezzodi’ fa brunch verso la una e per le 3 ricomincia a bere. Pero’ in settimana la gente lavora almeno fino alle 5 – 6 e quindi, sebbene l’happy hour sia per incentivare la frequentazione dei bar, avrebbe piu’ senso farla dalle 5 alle 8 per esempio.
Ieri finalmente ho scoperto perche’ l’happy hour inizia cosi’ presto. Essendo che una mia collega parte oggi per una vacanza di 10 giorni, ieri pomeriggio lesti lesti siamo scappati dal lab e siamo andati a “festeggiare” la partenza della fortunata (Eh si, le vacanze sono cosa cosi’ rara che si esce a festeggiare…). Ci siamo recati in un ristorante messicano alle 3.30 per usufruire dei cocktails a prezzi speciali della suddetta happy hour.
Convinto di non trovare nessuno ad un orario cosi’ insolito, mi sono stupito nel vedere il locale pieno zeppo di attempati signori e signore dai 65 anni in su, tutti presi in discussioni e Margaritas. E con mio sempre piu’ crescente stupore ho visto anche questi composti personaggi perdere un poco il controllo dopo 3 – 4 giri di drinks. Le discussioni sono diventate sempre piu’ frivole e la pronuncia sempre piu’ biascicata fino a che verso le 5 quando siamo usciti il loro inglese era diventato quasi incomprensibile per le mie orecchie.
Magari e’ stato solo un caso, o magari veramente l’happy hour di primo pomeriggio e’ il giovedi’ sera degli ultra sessantenni. Vi prometto che analizzero’ fino in fondo il caso, provando un bar diverso ogni pomeriggio per un paio di settimane e poi vi diro’!
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Noi, un gelato biscotto e una sconosciuta su 6th Avenue, New York
Da quando ci siamo trasferiti a New York abbiamo detto addio alla nostra cara macchina, alla moto e alla vespa del 1982. Ora per la nostra mobilita’ urbana ci avvaliamo di una bici Mountain Bike fatta in Cina (sempre mezza rotta..) e una mitica Graziella anni ’70 di seconda mano fatta a Varese. Le biciclette sono un ottimo mezzo per spostarsi velocemente ed economicamente a New York, e un aiuto impagabile per portare a casa la spesa della settimana dai vari Wholefoods o Trader Joe’s.
Oggi, dopo aver constatato che il frigorifero piangeva miseria, siamo scesi in giardino per prendere le biciclette per andare a fare provviste. E qui tragedia delle tragedie: la ruota posteriore della mia Mountain Bike dagli occhi a mandorla era tristemente a terra. Non potendo sistemare la gomma sul momento, abbiamo deciso di recarci al supermercato a piedi. La calura era atroce e siamo arrivati al negozio assetati e desiderosi di una bella dose di aria condizionata. Entrati al fresco, abbiamo attivato il nostro “Bradipo Mode”, e con una calma studiata abbiamo lentamente riempito il carrello del necessario, piu’ le provviste per il rientro. Eh si, per poter riaffrontare il caldo estivo senza prendere un taxi, abbiamo preso una confezione da quattro di quelli che potrebbero essere i gelati biscotto piu’ buoni reperibili nei supermercati di New York City.
Pagato e sistemata la spesa nel mio zaino siamo usciti desiderosi di gustarci il nostro spuntino per la strada (soprannominato “Roady”: per la strada, appunto). Mentre camminando verso casa stavamo aprendo la scatola e scartando i gelati, una ragazza sui vent’anni, dal tipico look hipster, ha iniziato a parlarci di quanto siano buoni quei gelato biscotti di Trader Joe’s. Ormai viviamo a New York da abbastanza tempo per sapere che questo e’ un comportamento normale, e dunque abbiamo annuito all’affermazione. Mentre stavo dando un secondo morso alla mia prelibatezza fumante per il caldo da sauna, la ragazza e’ ritornata all’attacco e, ridecantando il gelato, ha dichiarato che anche lei ogni volta che va da Trader si prende sempre il gelato biscotto per la via del ritorno (o “Roady”). Al che io, avendo gia’ prima annuito, per rispetto, ho dovuto rispondere con qualcosa d’altro. E dato che l’esplosione di gioia fredda nella mia bocca mi aveva pervaso di buon umore, generosita’ e altruismo ho avuto la brillante idea di rispondere dicendo: “Ne vuoi uno?”
Appena finita la frase mi sono reso conto dell’errore. Qui siamo in America, anzi, peggio ancora, a New York! Citta’ dove l’espressione “Non si accetta cibo da uno sconosciuto” mai fu detta. Citta’ in cui la gente puo’ morire di malore sui marciapiedi della Fifth Avenue nell’indifferenza e fretta dei passanti, ma dove tutti si sentono in diritto e a loro agio nell’iniziare discussioni assurde con sconosciuti alle prese con cibi interessanti. A quel punto, gia’ tristemente immaginando il commiato dal mio fantastico gelato di scorta, nel caso qualcosa fosse andato storto con il primo, la ragazza con un sorriso a mille denti e gli occhi luccicanti mi ha guardato in trance dicendo: “Davvero? Posso?!”
A questo punto inebetito dal mio errore di principiante newyorkese ho porto il gelato alla nostra nuova amica e, mentre ci dipartivamo, ho osservato mestamente morsi estrani dilaniare quella perfezione di gelato al biscotto gusto stracciatella che sarebbe stato mio per il dopo cena.
All’improvviso il caldo e’ diventato insopportabile, e casa sembrava piu’ lontana del New Jersey. Abbiamo chiamato un taxi e veloci siamo saltati sulla macchina. Nel fresco dell’abitacolo mi sono riconcentrato sul mio biscotto mezzo finito, e mi sentivo gia’ rinascere — finche’ il taxista si e’ rivolto a me dicendo: “Hey dude, every time I go to Trader Joe’s, I get that ice cream for the road too!” (Traduzione: “Hey ragazzo, ogni volta che vado da Trader Joe’e prendo anche io quel gelato per la strada del rientro”).
Al che, con ancora la bocca piena, la mia risposta automatica e’ stata: “No English, sorry!”
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Regole per prendere gli ascensori a New York
Oggi, come tutti gli altri giorni della mia vita, ho preso un ascensore in un palazzo di New York. Piu’ precisamente, nel palazzo dove lavoro. L’esperienza, come sempre, non e’ stata delle piu’ memorabili, ma vorrei condividere in questo post alcuni pensieri che in quei circa dieci minuti (no, no, non e’ un errore, parlo di minuti) mi hanno portato dal decimo al primo piano.
- Innanzitutto, ormai non ci faccio piu’ caso, ma in verita’ per chi visita New York per la prima volta, puo’ essere shockante: a New York non esistono i piani terra. Si parte a contare direttamente dal primo piano – quindi, io lavoro al decimo piano di un palazzo di dodici, che in misurazione italiana sarebbe il nono piano di un palazzo di undici. I primi giorni mi perdevo tra tutti i pulsanti, e il mio cervello si bloccava per quella frazione di secondo, cercando un qualche segno divino che mi facesse magicamente uscire dal palazzo. Dopo anni, in ascensori a me non familiari, ancora mi devo sforzare a trovare l’uno – che pero’ gli americani hanno pensato bene di affiancare ad una stellina (si vede che non ero l’unica a perdermi tra i piani…) Dunque, prima regola per chi prende un ascensore a New York: CERCARE LA STELLINA.
- Ho menzionato il fatto di perdermi tra i pulsanti: “Bhe’, direte voi: se e’ un palazzo di 12 piani, ce ne saranno solo 12!” – e invece no! Oltre ai pulsanti per arrivare al piano infatti, ci sono anche i pulsanti per “aprire” i piani. Dotati di una serratura apribile solo con l’apposita chiave, questi pulsanti servono ad attivare o disattivare l’ascensore: diciamo che gli americani non si fanno mancare nulla in quanto a sicurezza. Dunque, 12+12, siamo gia’ a 24 pulsanti. A cui si aggiungono quello per tenere aperte le porte, e quello per farle chiudere.
Ora: immaginatevi che un vostro collega che vi sta particolarmente antipatico stia lasciando l’ufficio con voi e sia in procinto di arrivare all’ascensore mentre voi ci siete gia’ dentro. Ebbene, in America potete evitare di farvi dieci piani con lui semplicemente schiacciando il pulsantino di chiusura porte velocizzata. Se al contrario, si tratta dell’avvenente nuova collega con cui ci volete provare, ecco apparire come per magia il pulsantino per tenere le porte aperte piu’ a lungo. Quindi siamo gia’ a 26 pulsanti.
A questi, aggiungete un paio di bottoni che non ho ancora capito a cosa servano, una chiavetta d’emergenza per aprire tutti i piani in caso di emergenza, e un pulsantino rosso con una cornetta di telefono disegnata, che se schiacciata manda direttamente l’allarme alla caserma di pompieri piu’ vicina (non provate a schiacciarla, non e’ divertente, lo dico per esperienza). Totale: 29 pulsanti. Quindi, seconda regola: se siete a New York e avete un appuntamento importante con qualcuno, calcolate di spendere cinque minuti in piu’ per studiare con faccia ebete e un po’ preoccupata i bottoni dell’ascensore.
- Ho anche menzionato i famosi “dieci minuti” per fare dieci piani. Questa esperienza mi accade sempre piu’ frequentemente, tanto che ho calcolato che in un anno spendo in media due giorni interi in ascensore (se si tiene presente che lo prendo come minimo quattro volte al giorno). Ora, perche’ mai uno dovrebbe metterci cosi tanto? I motivi sono primariamente due:
1. Si capita in ascensore con gruppi di persone che si aspettano vicendevolmente. Mentre uno tiene fermo l’ascensore, l’altro va in bagno, chiacchera col collega, chiama la mamma, e poi finalmente entra in ascensore, mentre tutti i precedenti occupanti gli stanno lanciando occhiate malefiche. Di solito, quando cio’ accade, uno dei due e’ il capo dell’altro. Pensateci: cosa fareste se il vostro capo ancora dal suo ufficio sentisse l’ascensore arrivare (con un suono “Tin Tin” quando arriva al piano) e vi urlasse “HOLD IT!!!”. Potreste fregarvene e scendere lo stesso, inventandovi poi qualche scusa, e rischiando il licenziamento; o l’alternativa e’ quella di fermare l’ascensore, aspettare, e mostrare agli altri quanto siate zerbini. Insomma, regola numero tre: aspettate che il vostro capo esca dall’ufficio cosi non rischiate di incappare in questa spiacevole evenienza.
2. Ci sono anche i casi malaugurati in cui capitate in ascensore con le uniche due categorie che si divertono a schiacciare tutti i pulsanti: i bambini al di sotto degli otto anni, e i fattorini della FedEx. I primi sono capibili (anche se al momento vorreste urlare disperati: “Perche l’hai fattoooo?”). Ma i piu’ terribili sono i secondi: per massimizzare il loro tempo infatti, la specie “fattorino FedEx” va all’ultimo piano e schiaccia tutti i piani a cui deve fare le consegne. Arrivato al piano, lancia quasi letteralmente il pacco alla receptionist e torna in ascensore. Ottima efficienza, direte voi. Certo, ma se state uscendo per la pausa pranzo, preparatevi a morire di fame. In questo caso, purtroppo, non ci sono regole da seguire – qui entra proprio in gioco la sfiga.
Insomma, per concludere, siate pronti, perche’ gli ascensori a New York sono come una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita (cit. Mamma di Forrest Gump).
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Comunicazione di Servizio!
Che dire…siamo totalmente sbalorditi dalla giornata di oggi. Grazie alla nostra intervista su Libero Viaggi ci sono arrivate milioni di email con commenti e richieste: GRAZIE, GRAZIE a tutti.
E’ davvero meraviglioso constatare come un progetto in cui stiamo mettendo tanta passione riesca a coinvolgere così tanto voi lettori. Siamo senza parole!
In ogni caso, bando alle ciance e alle smancerie, questa vuole essere una comunicazione di servizio: stiamo rispondendo personalmente a tutte le vostre email, quindi se non vedete un’email da parte nostra nei prossimi giorni, i casi sono due: ci stiamo ancora lavorando, o vi è finita in spam (già successo purtroppo…)
Grazie di nuovo!
Cristina e Luca
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4 Luglio a New York City: Altro che Spiderman!
Eccoci qua, reduci da una delle esperienze piu’ newyorkesi di tutta la nostra vita. Quattro di Luglio negli States, penserete voi, ovvio che e’ un’esperienza newyorkese e soprattutto americana! Fuochi d’artificio sull’Hudson River, un drink su uno dei tanti rooftop eleganti e chic che strappano le attenzioni di turisti e residenti a suon di “chi ha la vista più bella.”
E invece no, la nostra serata e’ stata diversa, scegliendo uno dei rooftop meno fancy della citta’: il rooftop di un anonimo building di Chelsea, sede lavorativa di un conoscente. Si, la vista dei fuochi non era esattamente perfetta. Si, non c’erano tavolini con sedie e baristi e camerieri solerti. Si, non era lussuoso. Pero’ era autentico, privato, unico e soprattutto privilegiato. In una citta’ di 8 milioni di persone, era un piccolo angolo di pace e tranquillita’ in mezzo alle mille luci dei vari Empire, Chrysler e mille altri grattacieli. Abbiamo fatto la spesa per la cena in un Deli sulla Fifth Ave e 28th Street, ci siamo recati sul tetto e abbiamo prima cenato e poi visto i fuochi tra mille cisterne dell’acqua e palazzi. Finiti i fuochi ci siamo divertiti a saltare tra un palazzo e l’altro come nemmeno Spiderman ha mai osato fare! Il tutto condito con alcune delle piu’ strabilianti viste di Midtown Manhattan.
New York, finirai mai di stupirci?
Dal rooftop sulla 27th Street, l’angolo piu’ sottovalutato del mondo, un reale Spiderman.
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Mondiali a New York meglio che in Sud Africa
I mondiali di calcio del Sud Africa sono iniziati da una settimana e per la prima volta nella mia vita ho praticamente visto tutte i match (ma non ditelo al mio capo
). Sebbene appassionato di calcio sin dalla tenera eta’, non avevo mai avuto ne’ la costanza ne’ la voglia di seguire tutte le partite.
Ora, vivendo a New York e lavorando in un ambiente internazionale come l’NYU, mi e’ praticamente impossibile non seguire tutto. E di questo attaccamento alla propria nazione e alla nazione degli altri deve essersene accorto anche Sua Eminenza Grigia l’Ospedale, perche’ l’altro giorno ha bloccato il sito espn3.com, il principale portale per la visione dei match — azione completamente inutile perche’ i dipendenti indomiti non hanno fatto altro che spostarsi in modo sparpagliato su altri 100 siti che offrono i mondiali in diretta. E dopo circa 5 minuti di frenetica ricerca su internet, eravamo ancora tutti incollati al computer, scambiandoci occhiate di complicita’, esultando in “mute mode” e imprecando in ogni idioma conosciuto.
Nemmeno per le Olimpiadi si era formato un cameratismo cosi’ forte. Ogni giorno mi vedo tifare per una squadra diversa e, soprattutto, ho la fortuna di essere in compagnia di qualche tifoso della nazione stessa. Nell’ultima settimana mi sono sentito Italiano, Inglese, Australiano, Nord e Sud Coreano (con gravi problemi di coscienza e di integrita’ morale), Cileno e Argentino.
E’ una sensazione nuova tifare per un goal della squadra del Cile o essere profondamente incazzato per la figuraccia dell’Australia. Alla fine di questa settimana, sebbene profondamente italiano e orgoglioso della mia Nazione e Nazionale, ho avuto la sensazione che i Mondiali non stiano celebrando le migliori squadre di calcio al mondo, ma la bellezza del gioco, qualunque esso sia purche’ sia internazionale (dimenticate baseball, american football e affini).
E soprattutto si celebra la gioia di vivere in un ambiente internazionale come New York. Di incontrare, conoscere e confrontarsi con persone da ogni angolo del mondo, di festeggiare in un ristorante tipico della Nazione vincente e, soprattutto, di sentirsi parte non di una citta’, o Nazione, o Continente, ma parte del Mondo.
Adieu a voi nazionalisti e separatisti.
Da New York, capitale del mondo.
Un cittadino del Mondo.
PS Se siete in vacanza a New York e desiderosi di vivere appieno i Mondiali ma non avete amici da ogni parte del Mondo, il Wall Street Journal vi viene in aiuto. Il sito internet dell’autorevole quotidiano ha creato una mappa interattiva dove potete selezionare la Nazionale di cui siete interessati e vedere dove risiedono a New York gli abitanti di quel Paese. Inoltre la mappa evidenzia per ogni quartiere anche i Bar che mostrano in diretta tutte le partite.
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Tony Siino da New York, Prime Impressioni
Sono negli Stati Uniti da una ventina di giorni per lavoro e per piacere e, dopo una prima parte in California, dall’1 giugno ho raggiunto New York. Ho affittato uno studio nell’Upper East Side e ho incontrato alcuni italiani che vivono e lavorano qui come Luca e Cristina. Durante una cena a midtown e’ nata l’idea di scrivere qualcosa per iNewYork, che gia’ avevo consultato prima di partire.
Questo blog ha una visione decisamente ambiziosa e con cui simpatizzo a pelle: ‘italianizzare New York’! Si tratta decisamente di una bella sfida e la prima riflessione che mi viene in mente e’ che per italianizzare questa citta’ bisogna, appena arrivati, farsi “newyorkizzare”. Quindi in questo post ricapitolero’ alcune cose, anche semplici e banali, con cui da italiano si impatta appena si arriva qui. Buona lettura!
La distanza prossemica Ë diversa
Evitate di attaccarvi al vostro interlocutore, probabilmente si imbarazzerebbe (mi e’ capitato all’aeroporto…sono stato invitato a stare piu’ distante dall’immigration officer).
Quando dicono ´How are you?’ non necessariamente si aspettano una risposta
E’ un modo di entrare in contatto con il prossimo…mentre state elaborando la risposta potrebbero gia’ essere alla prossima domanda.
L’apertura delle porte e’ tirando
Prima di dare craniate o buttare giu’ qualche ingresso di negozio tenete a mente che le porte si tirano per entrare e si spingono per uscire. Non vanno quasi mai in due direzioni ne si spinge per entrare (come spesso avviene in Italia).
Il piano terra non c’e’
In ascensore non troverete la T di terra. A volte troverete l’1, oppure la L di lobby. Pigiate e sarete pronti a calpestrare street e avenue.
Il water ha l’”acqua alta”
Immagino per ragioni igieniche…vi disorientera’ e cambiera’ il vostro approccio…
A piedi con il rosso si piu’ passare (se non arriva nessuno)
Se presi da un’improvvisa voglia di rispettare le regole vi fermerete quando il semaforo pedonale e’ rosso noterete che vi sfrecceranno accanto diversi pedoni newyorchesi frettolosi. I pedoni guardano e passano. Gli automobilisti tengono in conto che ci sia un pedone sulle strisce anche se hanno il verde. Risparmierete tempo.
Le mance sono obbligatorie
Dove non indicate esplicitamente vanno dal 15% al 20% del totale. In alcuni casi i camerieri percepiscono esclusivamente quelle e non vengono pagati diversamente. Tenetene conto.
Il caffe’ come lo intendete voi si dice espresso
Se chiederete un caffe’ vi arrivera’ probabilmente il “beverone”, cioe’ il caffe’ regular. In compenso l’espresso hanno imparato anche a farlo abbastanza bene (complici miscele presenti anche in Italia e macchine apposite).
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Abbiamo le Chiavi di New York City!
Alcuni di voi avranno notato il nostro post su Facebook riguardante “Le Chiavi della Citta’”. Bene, questo articolo e’ per spiegarvi di cosa si tratta, invitarvi ad aderire all’iniziativa e, perche’ no, magari ispirarvi per qualche celebrazione particolare o progetto a cui state lavorando.
L’opera artistica “Key to the City”. realizzata dall’artista Paul Ramirez Jonas in collaborazione con CreativeTime, prevede la consegna delle chiavi della citta’, una volta data solo agli alti dignitari di stato, a tutti coloro che volessero scoprire i veri segreti di New York — dove per veri segreti, ci immaginiamo qualcosa come passaggi segreti, porticine che conducono in luoghi nascosti e inesplorati, cassette della posta con dentro tesori inenarrabili.
Il processo e’ semplice: vi potete mettere in coda in Times Square, dove vi verra’ dato una sorta di passaporto (blu, come quello americano, ma, aihme’, non credo vi varra’ per la cittadinanza!), dove dovrete scrivere il vostro nome, il nome della persona a cui volete donare la chiave (potrebbe essere semplicemente voi stessi), e il motivo di questo gesto. Una volta consegnatavi la chiave, dovrete aspettare il vostro turno per leggere davanti ad un rappresentante dell’artista il vostro impegno ad accettare la suddetta chiave.
Scoprirete poi che il passaporto e’ una piccola guida tascabile che vi portera’ nelle zone nascoste dei cinque boroughs di New York — e che se vi farete una foto in ognuno dei luoghi che la magica chiave apre, potrete vincere qualcosa.
Mettendosi in perfetta linea con quella che ci piace chiamare “Social Art”, dove l’opera d’arte non e’ solo qualcosa da ammirare, ma un’esperienza alla quale prendere parte attivamente, e della quale parlare con gli amici (pensate a Marina Abramovich al MoMa!), Key To The City ci fa sentire un po’ importanti, un po’ “gli unici” a scoprire la citta’, un po’ degli Indiana Jones urbani.
Condivideremo le nostre scoperte con voi — e se siete cosi’ curiosi da non riuscire ad aspettare (e soprattutto sarete a NYC quest’estate), accettate la sfida, e godetevi la Grande Mela, cosi’ come non l’avete mai vista!
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Tony Siino a New York
Cari Lettori,
Nasce oggi la nostra prima collaborazione con una firma importante della blogosfera italiana, in visita a New York.
Ormai troppo assuefatti dal vivere newyorkese, abbiamo creato uno spazio apposito in cui facciamo un passo indietro e lasciamo la penna (o meglio la tastiera) a una persona che sta vivendo e vedendo la Grande Mela per la prima volta, con occhi nuovi e freschi.
E’ con grande piacere che vi presentiamo il nostro ospite, Tony Siino, il quale ci terra’ compagnia per un mese.
Tony, che molti di voi gia’ conosceranno, ha firmato progetti importanti come Rosalio.it, il blog di Palermo, BlogItalia.it, la prima directory di bloggers italiani, il suo blog personale Deeario.it e KiAmaNokia.it, il blog dei Nokia Lovers. Giovane dalla mente fervida e provocatoria, siamo convinti che Tony sia una di quelle persone che mille ne pensa, e, soprattutto, mille e una ne fa.
Seguitelo nelle sue avventure New Yorkesi e scoprite i sapori, gli odori, e le passioni della sua Big Apple.
Cristina e Luca
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E’ primavera a New York?!
New York, si sa, e’ una delle piu’ belle citta’ al mondo. Non solo dal punto di vista architettonico, anche perche’ di palazzi inguardabili ce ne sono diversi, ma soprattutto per l’atmosfera da film che si respira un po’ ovunque. Trasferendomi dal Bel Paese, lo shock culturale e’ stato minimo e dopo poche settimane ho iniziato subito a sentirmi a casa. Tuttavia c’e’ una cosa a cui non sono ancora riuscito ad adattarmi appieno: l’inverno a New York!
L’Italia e’ considerata il Paese del sole (fatta eccezione Milano causa coltre di smog) e la temperatura e’ mite tutto l’anno. Si, durante l’inverno fa freddo, ma -20 Celsius per giorni e giorni non l’ho mai visto se non sulla Marmolada! Qui invece l’inverno e’ freddo e infinito. La gente, the People, da Gennaio inizia a sognare la primavera o un week end in Florida. E soprattutto ringrazia il cielo di non vivere a Chicago, notoriamente piu’ fredda di New York!
Capite che, ora di Marzo, la gente implori tutti i giorni per un po’ di calura! Io in primis!
Erano mesi che aspettavo una serata mite, in cui si potesse camminare senza il timore di vedersi congelare qualche estremita’ corporale. E ieri sera, St Patrick’s Day, il tempo era semplicemente perfetto! 15-18 Celsius verso le 6 di sera… Che sogno! Per tutta settimana e’ previsto bel tempo e temperature sui 15 Celsius… Fenomenale!! La primavera e’ arrivata, in anticipo di 3 giorni ma decisamente ben accetta!! Prima di buttarmi nei bagordi sulla 3rd Ave ho avuto modo di scattare un paio di foto, che dire, New York sei bellissima!!
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Elephant Walk: Elefanti a Passeggio per Manhattan
Uno degli avvenimenti che preferisco in New York è…rullo di tamburi…l’Elephant Walk. Ora vi chiederete: e che roba è??? Rispondiamo subito a questa domanda — e con largo anticipo, così potrete attrezzarvi con tutta calma per l’evento. L’Elephant Walk è l’unica opportunità che avete di vedere degli elefanti (appunto) attraversare Manhattan, A PIEDI! Non su un carro, non in camion, non in mezzi di trasporto animali — A PIEDI!
Trattasi di un evento che accade ogni anno verso la fine di Marzo (segnatevi il 22 Marzo per il 2010), e che tutti i newyorkesi DOC conoscono principalmente per il grande passaparola che va avanti ormai da decenni nella città. L’occasione è la tappa newyorkese del tour circense dei Ringling Bros, che si esibiranno in Madison Square Garden. Tradizione vuole che gli elefanti attraversino il Queens/Manhattan Tunnel più o meno verso mezzanotte e camminino lungo la 34th Street fino ad arrivare in Madison Square Garden (sulla 7th Ave).
Qualche consiglio pratico:
- Se il clima si rivelerà inclemente come lo scorso anno, farà freddissimo, dunque armatevi di cappotti, sciarpe e beveroni bollenti all’americana.
- Aspettatevi strade transennate, un sacco di polizia e ovviamente un sacco di gente, bimbi inclusi! Dunque iniziate ad accaparrarvi il vostro angolino più sul presto che sul tardi.
- Il posto migliore per vederli è sulla 34esima tra la 1st e 2nd Avenue, ovvero quando escono dal tunnel. In ogni caso, ovunque decidiate di posizionarvi, tenete conto che gli elefanti usciranno dal tunnel verso mezzanotte, e arriveranno in Madison Square Garden verso l’una, quindi regolatevi di conseguenza.
- Portatevi la macchina fotografica, meglio se con treppiede — essendo notte, non ci sarà molta luce!
Tornando al perchè questo è uno degli eventi che preferisco, sicuramente gioca molto il fatto che da piccola la mia gita preferita era quella allo zoo. In secondo luogo, l’attesa di un evento così bizzarro e surreale che accade a mezzanotte ricorda vagamente l’arrivo di Babbo Natale. E in terzo luogo…come fare a perdersi questa scena che sembra direttamente uscita da “Una Notte al Museo”??? Decisamente: non si può!
PS Per tutti coloro che fossero preoccupati per lo stato e il trattamento degli elefanti, qui un link sulle speciali cure che la compagnia circense gli dedica. Nonostante ciò, molti animalisti si riuniranno sulla 34th Street e 7th Avenue per protestare. A voi la scelta sulla parte con cui schierarvi.
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Altro che la Moratti…
Che gli americani esagerino si sa. Vivendo a New York ho capito che l’espressione “Che Americanata” calza a pennello. Gli Americani si prendono sul serio, hanno protocolli per ogni cosa e sono iperspecializzati.
Durante l’anno, indipendentemente dalla stagione, sono solito ricevere email spedite da sua eminenza l’Ospedale riguardanti possibili minaccie atmosferiche (pioggia, vento, neve, uragani). E come me, molti altri Newyorkesi ricevono simili avvisi sul posto di lavoro. Di seguito potete leggere il testo di una di queste mail:
WINTER STORM WARNING IN EFFECT CITYWIDE FROM 6 AM THURSDAY TO 6 PM EST FRIDAY.
A MAJOR STORM TO IMPACT THE NORTHEAST THURSDAY INTO FRIDAY
A STRONG STORM SYSTEM WILL BRING SIGNIFICANT SNOWFALL TO PORTIONS OF THE TRI STATE AREA FROM THE RUSH HOUR THURSDAY MORNING THROUGH FRIDAY.
SNOW IS EXPECTED TO DEVELOP AROUND THE START OF RUSH HOUR THURSDAY MORNING THEN CONTINUE THROUGH FRIDAY. CURRENTLY EXPECT THE STEADIEST AND HEAVIEST SNOW TO FALL FROM MID MORNING THURSDAY THROUGH THURSDAY EVENING. THE SNOW WILL THEN GRADUALLY BECOME LESS STEADY AND LIGHTER INTO FRIDAY BEFORE TAPERING OFF TO LIGHT SNOW OR SNOW SHOWERS BY FRIDAY EVENING. THE SNOW MAY MIX WITH RAIN FOR BRIEF PERIODS OF TIME ON THURSDAY BEFORE STAYING AS ALL SNOW THURSDAY NIGHT AND FRIDAY.
FOR NOW EXPECT ACCUMULATIONS TO RANGE FROM 7 TO 13 INCHES WITH LOCALLY HIGHER AMOUNTS POSSIBLE.
All’inizio queste mail mi facevano sorridere e le cancellavo subito. Tuttavia pensandoci bene queste email servono. Servono a calamitare l’attenzione della gente e dei capi su possibili futuri disagi. A New York non nevica o piove piu’ che a Milano, ne tantomeno le previsioni sono piu’ corrette che sotto la Madonnina. Semplicemente qui sono piu’ organizzati, e se e’ prevista neve da una settimana la gente si organizza in modo tale da non perdere 6-7 ore della propria vita per fare 20 Km in macchina sotto la neve. Il sindaco di New York non si lamenta mai dicendo che la neve sebbene annunciata non era prevista. Nonostante il disagio, tutto funziona nel limite del possibile. Ma soprattutto anche se la previsione risulta non vera, NESSUNO si lamenta!! Sono previsioni per l’appunto, non affermazioni!!
Staro’ diventando americano nel modo di pensare? Non so, so solo che ora leggere il Corriere il giorno dopo una nevicata di 5 centimetri in quel di Milano mi fa sorridere. E ho iniziato a pesare: ” Ah, un’altra italianata!”
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Sparatoria in ospedale!!
Prima di continuare a leggere questo post fate partire il video in basso. La canzone vi mettera’ nello spirito giusto per continuare..
Ore 20.30 di una fredda sera di febbraio. Sono ancora bloccato in laboratorio. E ne ho ancora per almeno 2 ore.. Non mi capacito del risultato appena ottenuto. Non ha il minimo senso, sono riuscito a distruggere 6 mesi di ricerca in 5 minuti oggi.. Grandioso. Mi giro verso la finestra e rimiro il placido fiume che incurante dei problemi dei newyorkesi scorre inesorabile. Il traffico sulla FDR e’ intenso ma regolare, all’interno delle macchine vedo allegre famiglie che tornano dalla gita domenicale. Che tristezza pensare che l’ultima volta che sono andato via per il week end era Natale.. Immerso nei miei pensieri vengo attirato da due macchine che in direzione sud procedono ad alta velocita’ zigzagando nel traffico. Il mio cervello vaga e penso ad un’articolo che avevo letto anni addietro riguardante Alberto Tomba che con una guida del genere (molto Italiana) era stato arrestato dalla polizia in Florida. Le macchine sono quasi davanti a me ora, in testa una chevrolet Camaro ultima generazione, blu elettrico bellissima e velocissima nella notte. Il sound del motore 6200 V8 e’ impressionante, in piena accelerazione penetra i doppi vetri del laboratorio e ne sono subito conquistato. Un poco piu’ arretrata segue una Cadillac Escalade nera che sbandando copiosamente fatica a rimanere vicina alla Camaro. Rimango ad osservare i due funamboli al volante. Ora le due macchine sono esattamente davanti a me. All’improvviso il passeggero della Camaro si sporge dal finestrino, tira fuori cio’ mi sembra un Ingram MAC-11 A1 e in una profusione di lampi apre il fuoco sull’imponente Escalade che segue. Sbalordito e sotto shock non riesco a muovermi dalla sedia, sono intontito, il tempo si e’ fermato, dilatato in una nuova dimensione. Con gli occhi seguo la scena e osservo come sotto il fuoco della Camaro, l’Escalade inizi a sbandare sempre di piu’ e 2 uomini dai tratti asiatici si sporgono dal SUV per rispondere al fuoco. E’ il caos. Sparano in direzione della Camaro ma il continuo sbandare della macchina gli impedisce di colpire il bersaglio, anzi sparano ovunque e alcuni colpi sono diretti verso il mio palazzo, solo un poco piu’ in alto della mia postazione. Le macchine ora mi hanno superato, si dileguano nella notte creando scompiglio in mezzo agli autisti della domenica. Sono sparite. Io rimango a fissare l’infinito per un tempo che sembra interminabile. Il mio timer inizia a suonare e sobbalzo sulla sedia. Cavolo devo finire l’esperimento. In trans termino il protocollo di lisi cellulare, congelo l’estratto proteico e esco dall’ospedale. All’ingresso ci sono poliziotti ovunque, e’ un delirio. Mi incammino verso casa nel buoi della notte e penso all’inseguimento.. Gotham City non esiste solo nei film. Gotham City e’ reale. Allungo il passo e con un semi sorriso sulle labbra mi allontano lungo First Avenue direzione sud cercando con lo sguardo il logo dell’uomo pipistrello nel cielo.
E ora la vera descrizione di cio’ che e’ successo:
L’ospedale e’ localizzato all’altezza della FDR, famosa e caotica autostrada che si snoda lungo l’east side di Manhattan. Ieri sera verso le 20.30 due macchine non identificate stavano viaggiando ad altissima velocita’ sulla FDR in direzione sud impegnate in uno scontro a fuoco. A causa dello zigzagare inconsulto alcuni proiettili fuori controllo hanno colpito l’ottavo piano del research building dell’ospedale creando il panico ma senza ferire nessuno. Io non ho visto e assisto a nulla, tuttavia la mia mente ha divagato sull’accaduto…
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Hot Yoga: Yoga The New York Style
Dato che in molti hanno notato che la mia schiena stava iniziando ad assomigliare ad un punto interrogativo (e a 26 anni non mi pare il caso), ho pensato bene di rimettermi a fare yoga. Googolando qua e la’, scopro che nella City lo stile di yoga piu’ in voga al momento e’ lo Hot Yoga, che a detta della mia collega svedese e’ un qualcosa di fenomenale: si tratta di movimenti yoga fatti in una stanza super riscaldata a 40 gradi — sudore e flessibilita’ garantiti. Bene, mi sono detta, proviamo e vediamo se effettivamente questo Hot Yoga fa miracoli.
Premetto che non sono un master della pratica, ma non sono nemmeno una novellina, avendolo praticato per circa un anno. Silenzio, meditazione, calma interiore, queste erano le cose che mi aspettavo…e invece mi sono ritrovata in una stanza tipo sauna, con altre sessanta persone mezze nude, a cercare di trattenere posizioni terribili e soprattutto con il divieto di uscire dalla stanza. Si, avete letto bene: “Avete caldo? E’ normale. Avete la nausea? E’ normale. Vi gira la testa? E’ normale. Tutte le sensazioni che state provando sono gia’ state provate. Affrontatele, perche’ non potete uscire da questa stanza”. Questo continuava a ripetere l’istruttrice (che pero’ gli esercizi mica li faceva!!!).
Dopo ben 90 minuti letteralmente infernali, una ragazza e’ scoppiata a piangere e singhiozzare. In effetti, l’esperienza e’ stata molto intensa, sia fisicamente che emotivamente. Come tutte le attivita’ newyorkesi, anche questa e’ amplificata e ha lo scopo di testarti, di metterti alla prova. Perche’, cosi come ha detto l’istruttrice, la vita e’ ben lontana dall’essere nirvana, la vita e’ come lo Hot Yoga: una stanza bollente dalla quale vuoi scappare via al piu’ presto.
Ed ecco dunque spiegato l’arcano: questa attivita’ e’ cosi popolare nella Grande Mela proprio per il fatto che testa i limiti umani. Il caldo e’ insopportabile – ma devi resistere. Le posizioni sono impossibili – ma devi resistere. Ti senti svenire – ma devi resistere. Un concetto molto americano che stasera ho esperienziato fino in fondo.
Se non altro ora la mia pelle e’ liscissima e riesco a toccarmi la punta dei piedi senza piegare le ginocchia…ma magari settimana prossima vado a seguire un corso di boxe.
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I Love LES
Siamo ad una settimana da Halloween, e l’eccitazione per l’evento e’ palpabile, tanto che ogni attivita’ in citta’ ha come protagonisti zucche e travestimenti. Dato che era una bella giornata, ci siamo avventurati nel LES ovvero il Lower East Side, il quartiere più punk rock di Manhattan dove fino a meta’ degli anni ’90 la gente andava in cerca di droga o per sentire suonare i Ramones o Patty Smith all’icona della controcultura: il locale chiamato CBGB (ecco a cosa si riferiscono tutte quelle magliette in vendita negli store turistici!).
La zona ora e’ in netta ripresa, anche se lo stile un po’ underground e da New York dura degli anni ’90 si percepisce ancora in maniera molto forte. E si percepiva ancora di più oggi all’Halloween Freakfest, un festival dedicato ai gruppi punk rock emergenti della zona, riuniti per dimostrare che, nonostante la gentrificazione, il movimento della controcultura e’ ancora vivo e attivo nel LES.
Abbiamo dunque assistito a questo semi concerto assieme a famiglie alternative e giovani in costume da Halloween…un’esperienza che ci ha decisamente fatto assaporare l’essenza della New York vera, non la versione edulcorata che ci propongono nei film.
Un bel pollice in su e un “a noi ci piace” per l’ancora mitico LES.
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Dove Fare la Spesa a New York: Trader Joe’s
Fare la spesa a New York puo’ diventare un problema se non si conoscono i posti in cui andare. Troppo cari, troppo economici, i supermercati newyorkesi sono una vera e propria avventura. Per fortuna dopo solo una settimana nella Big Apple, ci e’ stato gentilmente indicato il miglior posto a livello rapporto qualita’/prezzo: Trader Joe’s, o Trader per gli amici. Posizionato strategicamente su 14th Street, Trader e’ un’esperienza unica, specialmente la domenica mattina dato che offrono caffe’ e yogurt o cereali nella zona “Grand Sample Station”. Le code sono solitamente infinite, e vi stupirete di trovare due “segnafila”, come li abbiamo soprannominati noi, ovvero due persone che stanno all’inizio della fila per pagare con in mano un cartello che dice “La coda inizia qui”…
Oltre a posti di lavoro in abbondanza, Trader offre cibo di ottima qualita’, personale giovane, attento e disponibile, vignette simpatiche per pubblicizzare i prodotti e prezzi notevolmente bassi a causa dell’eliminazione del “middle man”- ovvero l’intermediario: tutto e’ dal produttore direttamente al consumatore. Sebbene il negozio su 14th sia l’unico in Manhattan, la catena e’ presente in tutti gli Stati Uniti.
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Marshmallow Civil War
Mentre tornavo a casa da South Street Seaport, evitando accuratamente la massa turistica e passando quindi per viuzze sconosciute, mi sono imbattuta in un gruppo di persone urlanti che con fucili artigianali si sparavano cio’ che a prima vista sembravano palline di carta.
Incuriosita, mi sono avvicinata e ho chiesto ad uno dei tre poliziotti che assistiva divertito alla scena che cosa stesse succedendo. Con fare serioso ecco arrivare la risposta: “They are reenacting a civil war and they are having a marshmallow shootoff”, ovvero, stanno reinterpretando una guerra civile sparandosi addosso marshmallows. Non e’ chiaro da dove tragga origine l’evento, ma una cosa e’ certa: gli organizzatori sono gli stessi della “lotta dei cuscini” che si tiene annualmente in Union Square. Oltre alla pagina Facebook, sul sito di New Mind Space ci sono anche istruzioni dettagliate su come costruirsi un’arma spara-marshmallow.
Che dire…certe cose succedono solo a New York!
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Alla Riscoperta di New York City
Si, lo ammetto: sono diventata una di quelle newyorkesi che schifa i luoghi turistici, evita come la peste Times Square e si trascina riluttante su Fifth Avenue solo per gli acquisti di Natale a Black Friday. Va da se’ che il solo pensiero di andare a Financial District nel weekend mi fa tremare d’angoscia.
Nonostante cio’, oggi sono dovuta andare per lavoro a South Street Seaport, la zona turistica per eccellenza a Downtown, ma anziche’ incubo, l’escursione si e’ trasformata in piacevole sorpresa. Affamata e alla ricerca di qualunque cosa di commestibile, dopo il mio appuntamento mi sono avventurata nel centro commerciale sul porto e…WOW. Oltre al fatto che la struttura in se’ e’ affascinante, in quanto ricorda vagamente un magazzino di porto malfamato, dal retro si ha una bellissima vista del ponte di Brooklyn, e al terzo piano del mall ci sono alcuni ristoranti curiosi che offrono specialita’ di pesce su un terrazzino da cui si vede la baia e i galeoni ormeggiati al Pier 17. Certo, l’aria molto turistica e’ pur sempre respirabile, soprattutto leggendo i prezzi dei menu…ma tutto sommato vale la pena farci una scappata. Come sempre, a New York basta poco per stupirmi di nuovo.
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Costumi per Halloween/Parte Prima
Ad una settimana da Halloween non si parla d’ altro: da cosa ti vestirai? Ovviamente, non ci ho ancora pensato, e questo fa di me una completa asociale — perche’ si, il costume che si indossera’ nella notte piu’ pazza dell’anno sembra essere frutto di una decisione ponderata e lunghissima, oltre che l’unico argomento di conversazione da un mese a questa parte. Dato che quest’anno sarebbe il terzo anno consecutivo che mi vesto da strega, anzi, posh witch, cosi come mi hanno definito (dato che il mio costume consisteva in: vestito nero da sera-l’unico che ho per le serate mondane!- guanti neri, cappello e rossetto nero: il tutto riutilizzabilissimo a parte il cappello) ho deciso di fare un giro nel negozio di costumi di Halloween che hanno da poco aperto di fianco a casa mia. L’ho considerata una prima uscita esploratoria, giusto per sondare il terreno e vedere cosa il mercato ha da offrire. Risultato: con il mio budget prestabilito ($25 massimo) mi posso permettere la bellezza di:
A. Un kit per intaglio zucca
B. Un altro cappello da strega
C. Degli orecchini luminosi a forma di zucca
D. Un kit completo di stetoscopio, cerottini con cuoricini e giarrettiera rossa
E la cosa piu’ entusiasmante e’ che più striminziti sono i vestiti, più costano, specialmente la collezione Playboy che arriva fino a $80 per un pezzo di stoffa 10cmx10cm. Dato che non mi sento ancora pronta per vestirmi come il resto delle ragazze americane, credo rivisitero’ l’idea della strega. O potrei mettermi un paio di jeans e maglietta e vestirmi da Resident Alien. Mmm…questa si che e’ un’idea!!!
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La Metro a New York
Prendere la metropolitana a New York e’ sicuramente un’esperienza da vivere. E’ come un mondo a parte, piena di gente sempre di corsa o di perditempo a lato dei corridoi. Inoltre, la metro arriva quasi ovunque, e fino a poco tempo fa era il modo piu’ economico e veloce per girare Manhattan… Dico fino a poco tempo fa perche’ negli ultimi 2 anni — hanno aspettato che ci trasferissimo qui! – i prezzi sono aumentati di circa il 20%. Questo aumento delle tariffe ci e’ stato detto essere dovuto alla crisi economica e ad una gestione finanziaria scellerata dell’azienda. E aggiungendo il danno alla beffa, c’e’ stata pure una diminuizione degli orari di lavoro dei dipendenti, e dunque meno treni durante le ore non di punta e nei weekend. Recentemente ci e’ capitato di aspettare fino a 20 minuti il primo treno, e dato che in estate l’aria condizionata funziona solo sui treni, sono stati 20 minuti infernali!
Ora finalmente qualcosa sembra stia cambiando: il nuovo capo della MTA, Jay H. Walder, ha rilasciato ieri un’intervista affermando che si sta impegnando per studiare un sistema per diminuire le tariffe durante gli orari non di punta e tutto il weekend, esattamente quando il servizio e’ piu’ lacunoso. Noi speriamo che le affermazioni promettenti di Walder non siano pura e semplice demagogia, ma finalmente una nuova campagna dell’azienda per riconquistare l’affetto dei clienti.
Ci stiamo gia’ immaginando le seppur eterne attese della linea 6 alla 33rd di sabato pomeriggio, mentre ci crogioliamo all’idea di risparmiare qualche dime!
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Convertiti alla NYC Tap Water
Una delle piu’ frequenti lamentele che ci arrivano dai nostri amici italici in visita a New York riguarda l’acqua del rubinetto. Le pesanti critiche sulle proprieta’ orgaolettiche vanno da: “sa di piscina”, “E’ talmente clorurata che mi bruciano gli occhi quando faccio la doccia” a “rende pure la coca cola imbevibile!”
A dire la verita’ anche noi da turisti pensavamo la stessa cosa. Tra i ricordi delle vacanze nella City sicuramente e’ ancora molto presente il sapore dell’oro blu. Tuttavia dopo oltre due anni di residenza nella Grande Mela abbiamo imparato ad apprezzare l’acqua nostrana. L’adattamento e’ stato anche abbastanza rapido, dopo un mesetto il retrogusto al cloro era diventato oramai indistinguibile. E non siamo solo noi gli estimatori dell’acqua del rubinetto: il famoso sindaco Bloomberg ha pubblicamente elogiato l’acqua in questione, spingendosi addirittura ad affermare che e’ ora di finirla di continuare a comprare l’acqua in bottiglia e di iniziare a bere l’acqua buonissima dell’acquedotto. Morale di quesrto post? La prossima volta che passate di qui, soggiornate per piu’ di un mese, cosi’ da apprezzare fino in fondo ogni aspetto di New York.
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Come Apparire in un Film Girato a New York
Prima di trasferirmi a NYC mi sono sempre chiesta con che criterio scegliessero le comparse nei film, o se le scegliessero affatto.
Appena arrivata nella City ho avuto la fortuna di conoscere e lavorare con un ragazzo che ha fatto la comparsa per Sex and the City the Movie, quindi ho potuto dare un’occhiata da insider al mondo fatato dei film girati nella Big Apple. Be’, entrare a far parte delle comparse non e’ per nulla facile specialmente per i film di cui prevedono un grande successo. www.onlocationvacations.com e’ un ottimo sito per scoprire sia dove siano i set cinematografici dei film del giorno, sia per controllare dove cercano comparse e di che tipo.
Dopo essere venuta a conoscenza di tutto cio’ , pensavo che capitare in un film per caso fosse impossibile… fino a quando stamattina ho visto un cartello tra Broadway e la 27th dicendo che oggi gireranno un nuovo show di HBO chiamato “How to make it in America”: passando per quella strada, si da’ automaticamente il proprio consenso ad utilizzare voci e immagini della propria persona nello show. Nel caso non si volesse apparire in TV, si e’ pregati di lasciare la location immediatamente. Per forza di cose dovevo passare di li’, quindi magari l’anno prossimo saro’ su HBO!
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Muslim Day Parade
A New York le parate sono tantissime: Thanksgiving, Halloween, Columbus Day, Memorial Day, Veteran Day, Gay Pride…chi più ne ha più ne metta. Come potrete immaginare, ce ne sono alcune famosissime (come quella di Macy’s di Thanksgiving — quella con i palloni giganti, per intenderci), e altre meno conosciute (come la Puerto Rican Parade), ma in genere tutte hanno un seguito abbastanza affollato.
Oggi era il giorno della Muslim Day Parade, cioè la parata dei popoli e le culture di religione musulmana. Ovviamente non tutti i musulmani vogliono annientare gli Stati Uniti, ma i luoghi comuni e il terrore e i pregiudizi dopo gli accadimenti dell’11 Settembre ci hanno fatto domandare se anche questa parata fosse degna di nota e avesse seguaci e avventori casuali a incitare il corteo ai lati della strada, o se al contrario fosse snobbata dai più.
Bè, la risposta alla nostra domanda non arriverà mai perchè non sapremo mai se il fiasco e la mancanza di persone (sia nel corteo che nel pubblico) alla sfilata che abbiamo assistito sia stata dovuta ai pregiudizi di cui sopra o al tempo inclementissimo di oggi. Magari il prossimo anno avremo una risposta più chiara.
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