Ammettiamolo: la cosa piu’ bella di avere amici chef e’ essere invitati a delle cene completamente a sbafo. Soprattutto se lo chef e’ l’equivalente australiano di Mario Batali, e se la cena e’ – in teoria – apparentemente riservata solo agli iscritti di un club culinario d’eccellenza.

Settimana scorsa un mio cliente (chef australiano) era in citta’ per preparare una cena molto esclusiva per la James Beard Foundation. Come, non sapete cos’e’ la James Beard Foundation?!? Ma dove avete vissuto tutti questi anni? Sotto una pietra?

In verita’, nemmeno io lo sapevo prima dell’evento. Anzi, diciamo che sono capitata li’ quasi per caso, non avendo la piu’ pallida idea di quello che mi aspettasse. Ma la sorpresa, come d’altronde tutte le sorprese che mi vengono fatte e coinvolgono in qualche modo del cibo, e’ stata molto, molto gradita.

Iniziamo con dire che la James Beard Foundation e’ un’associazione nata nel 1986 per supportare le diversita’ culinarie e culturali mondiali — e tutte ritrovabili negli Stati Uniti — grazie a corsi di cucina, concorsi, e, appunto, cene preparate appositamente da chef di fama internazionale che vengono da tutto il mondo per far assaggiare agli americani (e non) i piatti per cui sono famosi in patria. L’ultraconosciuto signor James Beard era uno chef molto rinomato negli anni ’50-’60, fondatore di una scuola di cucina che pare essere quella che ha formato generazioni e generazioni di chef, insegnando loro a fondere le diversita’ di sapori mondiali in uno stile creativo, ricco e molto particolare. Dopo la sua morte, nel 1985, venne deciso di “fare qualcosa con la sua casa” dato che allo chef piaceva intrattenere ospiti, e invitare studenti in quella che tuttora rimane una casa meravigliosa nel cuore del West Village.

Ebbene, l’edificio stile “brownstone” e’ ora teatro di innumerevoli eventi culinari, oltre a “cene con lo chef”, che sono a dir poco memorabili.

Se optate per una di queste esperienze, appena entrati vi verra’ chiesto nome e cognome usati nella fase di pre-registrazione (che ovviamente io ho cambiato a piacimento, essendo un’infiltrata speciale, nonche’ ospite in incognito dello chef). Una volta entrati nella casa, si rimane estasiati da come questa sia rimasta ancora come se fosse negli anni ’50. Non so per quale strana ragione, ma la sensazione immediata e’ stata quella di trovarsi catapultati in uno dei gialli di Agatha Christie — senza pero’ l’assassino. In un attimo, tutti i commensali vengono invitati a scambiare quattro chiacchierare nel meraviglioso patio interno con un bicchiere di prosecco in una mano, e deliziosi bocconcini dai sapori particolarmente esotici (ma con ingredienti rigorosamente locali!) nell’altra. In piu’ — e attenzione, perche questo e’ il vero lato chic della serata — gli ospiti hanno la possibilita’ di fare una capatina in cucina e parlare direttamente con lo chef mentre, con il suo team, si accinge a preparare le prelibatezze per cui e’ famoso.

La serata prosegue poi con l’accomodarsi ai tavoli (sparsi per tutte le stanze della dimora), che presentano un numero di posate di molto superiore a quello che vi aspettereste, e un egual numero di bicchieri dalle diverse forme e altezze. Il tutto illuminato a lume di candela, con alle spalle una libreria di manuali di cucina un poco ingialliti (si, quelli di James Beard — che, giusto per la cronaca, e’ passato nella mia mente dall’essere un perfetto sconosciuto, all’essere il dio dell’arte culinaria americana nel giro di circa otto minuti, sviluppando in me dunque una certa riverenza anacronistica, e un un pizzico di feticismo), e alle pareti quella tappezzeria che fa tanto atmosfera da Orient Express.

Ad ogni piatto viene accompagnato un vino scelto da un esperto, e la serata scorre in maniera molto piacevole, scambiando pareri sul cibo e leggende metropolitane sulla casa con gli altri membri seduti allo stesso vostro tavolo. Alla fine della cena poi, lo chef presenta personalmente ogni piatto, rispondendo alle varie domande dei suoi ospiti, che solitamente si aggirano attorno a: “Quante ore di cottura ci sono volute per la carne?” o “Dove sono stati presi gli ingredienti?” — come se poi si fosse in grado di rifare gli stessi piatti a casa…

Insomma, riscendendo le scale un passino per volta con tutta la James Beard Foundation che girava intorno a me alla fine della cena (provate voi, ad essere semi astemi e dovervi bere sette bicchieri di vino piu’ prosecco, per non fare la figura della ragazza che non apprezza le gioie della vita — ed e’ pergiunta italiana!), i pensieri (pochi e ben confusi) che mi annuvolavano la mente erano:

– Wow
– Ri-Wow
– Devo consigliare questo posto su iNewYork.it, perche’ sicuramente ci sono un sacco di italiani che vorranno provare quest’esperienza unica (per un costo nemmeno tanto elevato se si pensa al rapporto qualita’ prezzo — $170 per cena)
– Questo signor James Beard era davvero un’esibizionista: c’e’ una doccia nel patio, il soffitto della camera da letto e’ a specchio, e cosi’ pure tutte le pareti del bagno — che Dio solo sa come ho fatto a imbroccare l’uscita
– Nota mentale: la prossima volta che un amico chef mi invita ad una cena di questo tipo, la risposta sara’: “No grazie”. E chi mai avrebbe infatti immaginato che dopo una cena pantagruelica da lui cucinata  l’amico chef volesse a tutti i costi uscire a cena perche’: “Bella, tu hai mangiato, ma io no!”?!?

Per maggiori informazioni sulla James Beard Foundation e riservare i vostri posti per un evento: http://www.jamesbeard.org

Indirizzo: 167 West 12th Street, New York, NY    10011

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