Fa un freddo polare a New York. Uno di quei freddi che non basta chiudersi in casa. E’ necessario chiudersi in casa, sotto una coperta, con un bel te’ bollente e possibilmente un buon libro o un buon film.

Pero’ poi c’e’ quella vocina che dice: “Ma sei proprio sicura? Vivi a New York, la città che non dorme mai. Nemmeno quando nevica.” Quella vocina della quale sono succube da dieci anni e che mi ha spinto e continua a spingere a vivere ogni giorno al massimo. O almeno tentarci. Quindi, succube della vocina, ho organizzato quello che parrebbe una gita banalissima quando fa freddo: una gita al museo. Ieri la scelta del museo e’ ricaduta sul MoMA, e qui vi dico i tre motivi per cui secondo me vale la pena andarci, oltre alle mie tre dritte per come visitarlo — soprattutto se avete i giorni contati nella Grande Mela e non volete spenderci tutto il giorno.

I TRE MOTIVI PER CUI ANDARCI

  1. La Notte Stellata di Van Gogh. Ogni volta che ci vado, non riesco a staccare gli occhi dal quadro. Il movimento dei tratti, i colori, le curve: tutto di questo quadro mi attrae come una calamita. Non vi so spiegare il perche: rimarrei ore a fissare le linee, a fissare quella parte di finito che si trasforma piano piano in infinito, di cielo quieto che si trasforma in cielo tempestoso, di chiaro che si trasforma in scuro. Secondo me vale la pena pagare il biglietto d’entrata fosse solo anche per vedere questo dipinto.
  2. Le esibizioni temporanee. Le collezioni permanenti sono fantastiche, soprattutto il Piano 5, con opere che vanno dall’impressionismo al cubismo, dal futurismo al surrealismo, passando per i metafisici italiani e gli astrattisti sovietici. (E vi prego perdonatemi, ma in quanto ad arte la mia sensibilità si ferma a Kandinsky, perche’ mi piacciono i colori e le forme dell’astrattismo. Faccio un pochino più fatica a capire pale da neve appese al soffitto, ad esempio. Lo so, un cervello probabilmente troppo semplice per comprendere certe cose.) In ogni caso: le collezioni permanenti meritano una visita, ma quello che mi sorprende sempre del MoMA sono le esibizioni temporanee, che solitamente provocano lo spettatore ponendo domande scomode, o presentando soggetti altrettanto controversi. Al momento, degna di nota e’ l’esibizione “Is Fashion Modern?” che passa in rassegna tutti i capi d’abbigliamento icona degli ultimi cento anni, a partire dal Wonderbra e dalle calze collant fino alla tuta Adidas e i PantaJazz, per finire con la classica maglia bianca di cotone come simbolo anticonvenzionale (pensate a Mark Zuckerberg che indossa solo magliette a maniche corte ed e’ uno dei businessmen più affermati del pianeta,) ma anche come inizio di conversazione sull’industria del cotone, sul Made in USA versus Made in China, e sulla sostenibilita’ intrinseca nel suo essere. Molto interessante.

  1. Lo Store. Se avete mai ricevuto un regalo di Natale da parte mia, molto probabilmente era un regalo comprato al MoMA Store: uno dei posti più interessanti, con regali di design, ma che non costano eccessivamente troppo. Consigliato, anche solo per dare un’occhiata ai poster delle esibizioni temporanee o ai gadget da cucina che comprerete e, con tutta probabilità non userete mai.
  2. BONUS: Gli avventori. Non so se sia l’unica persona che e’ più interessata alla reazione dell’essere umano di fronte alle opere d’arte che all’opera d’arte in se. Devo ammettere che andare al museo con una macchina fotografica in mano e’ sempre stato uno dei miei sport preferiti. E vi parlo di piccoli scatti su cui avevo iniziato a lavorare anni fa, quando mi ero messa in testa di iniziare un progetto fotografico proprio sull’umanità di New York (ah, se solo avessi aperto un Instagram account chiamato Humans of New York!) Qui vi ripropongo qualche scatto qui sotto, cosi mi dite anche cosa ne pensate. A guardare gli scatti di allora e quelli di ieri, mi sono accorta di una cosa curiosa: che il consumo delle opere d’arte e’ tragicomicamente cambiato per via dei telefoni e degli smartphones. Sebbene anche anni fa la gente faceva le foto ai quadri, quelle foto erano diverse: erano foto di “testimonianza,” foto del quadro con di fianco un nostro caro o noi stessi, con la faccia da “ci sono stato.” Mentre oggigiorno le foto sono da angolazioni stravaganti e con prospettive original-wannabe, probabilmente per stupire i propri amici con un esempio di meta-arte (se postare su Instagram si puo’ considerare arte…) sulle proprie stories. Ormai non si va più ai musei per guardare le opere e cercare quella connessione con l’autore. Ormai non si vivono più esperienze per viverle. Si vivono esperienze per fotografarle e condividerle, prima ancora di viverle.

LE TRE DRITTE SU COME VISITARLO

  1. Come la maggior parte dei musei, meglio partire dall’alto, dall’ultimo piano. Primo perche’ c’e’ meno gente — di solito la calca si forma subito dopo aver comprato i biglietti — e secondo perche’, nello specifico del MoMA, l’ordine cronologico delle esposizioni parte dall’alto verso il basso, con al quinto piano le opere della fine del 1800, inizi 1900.
  2.  Terrace 5. Vi consiglio di pianificare la vostra visita in modo che terminiate o iniziate con il pranzo. Nel MoMA ci sono infatti ben tre punti in cui potrete rifocillarvi. Il primo, Cafe’ 2 e’ al secondo piano ed e’ una sorta di mensa con cibo decente (ma che consiglio soprattutto se volete uno snack veloce o se siete estremamente a basso budget.) Il secondo punto e’ Terrace 5, la terrazza al quinto piano, che e’ un cafe’ con servizio al tavolo e cibo veramente delizioso. Io ho preso una zuppa di lenticchie e zucca (da leccarsi i baffi) e un’insalata di farro e pollo al curry (anche quella molto buona) e un cappuccino, spendendo circa $30. Quindi non economico di certo, ma se vi andasse di trattarvi bene, questo e’ un ottimo modo. Se vi andasse di trattarvi ancora meglio, prenotate un tavolo al Modern, ristorante stellato all’interno del museo, che purtroppo quando sono andata era chiuso. Leggendo le review credo proprio che un salto sia d’obbligo!
  3. L’audioguida. Io ci credo molto nelle audioguide nei musei. Principalmente perche’ siamo diventati talmente pigri che camminare ascoltando una persona che ti racconta la storia di ciò che stai per vedere e’ diventato più comodo che fermarsi a leggere dei cartelli. Non fraintendetemi: da piccola volevo fare la curatrice dei musei (o meglio, da piccola volevo essere Indiana Jones, e quindi lavorare in un museo) — per cui ho un immenso rispetto per i curatori e per gli storici che studiano artefatti e pensano a un modo interessante e intelligente per creare un framework socio-culturale adatto per fare in modo che l’opera sia vissuta appieno e se non capita almeno apprezzata dalla grande massa. Solo che capisco che non tutti abbiano a disposizione dieci giorni per visitare solo ed esclusivamente il museo, e che l’audioguida e’ un po’ la scorciatoia per un consumo più rapido ma anche più personalizzato delle opere esposte. Quindi appena arrivate al MoMA, prendetevi l’audioguida.

In ultimo, non dimenticatevi che il MoMA e’ gratis il venerdì sera dopo le 16, anche se preparatevi a dover affrontare le masse. Quindi: se siete di quelli che vogliono andarci per poi postare su Instagram che ci siete andati, venerdì alle 16 e’ un ottimo momento. Se volete effettivamente godervi il museo in pace e senza la folla, scegliete un altro giorno.

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