Mi ricordo in maniera perfettamente nitida la mia prima festa di San Gennaro a Little Italy (festival che si tiene ogni anno a fine Settembre a New York, e che quest’anno durera’ dal 16 al 26 Settembre 2010): su suolo statunitense da poco piu’ di un mese, mi recai al festival su Mulberry Street aspettandomi di ritrovare quelle caratteristiche cosi’ puramente italiane che mi piacevano cosi’ tanto della nostra madrepatria, e che in quel momento, mi mancavano anche terribilmente.

Mi ricordo che il mio primo pensiero all’entrare in quella che era, ed e’ rimasta, una mandria di persone affamate e urlanti nella strettissima Little Italy newyorkese, e’ andato alla Sagra de lu Porcu Pri Pri a cui avevo assistito durante la mia ultima vacanza estiva in Italia, proprio poco piu’ di un mese prima.

Bancarelle, dolciumi, stand con giochi e intrattenimenti, negozietti di souvenir…tutto combaciava: sembrava di essere in Italia.

A distanza di tre anni, e tre feste di San Gennaro dopo, ammetto che quelle mie prime sensazioni da novizia erano dettate solo ed esclusivamente dalla lontananza da casa, dalla mancanza della mamma, e dalla successiva miticizzazione del BelPaese. Si, perche’ in effetti, dopo esserci stata di nuovo ieri per la quarta volta, posso affermare con certezza che di italiano, a parte il nome di San Gennaro e qualche nemmeno tanto sottile cenno di accento nelle parlate, c’e’ ben poco.

Innanzitutto, la bolgia costituita da migliaia (!?) di persone che ogni anno si riversano su Mulberry Street, in quella che e’ solo una reminescenza lontanissima della Little Italy che deve essere stata una volta, e’ formata da italo-americani. E che cambia? Direte voi. Cambia, cambia — soprattutto perche’ al contrario degli italiani veri, gli italo-americani solitamente non sanno parlare italiano, e mangiano “bruscettei”, “brasciol”, “spaghettei con meatball” o “penne a la Vodka”.

Non stupisce quindi che l’offerta culinaria del San Gennaro Festival rispecchi esattamente la lista appena descritta, con l’aggiunta di “zeppoli” e “Italian sausages”, che in generale sono un po’ dolci e con un sacco di semi di finocchio dentro.

Per non parlare dei camerieri e delle persone che al festival ci lavorano: nel caso voleste provare a rispondere in italiano al loro “Ciao Bella!”, in tutta risposta vi arrivera’ un’espressione imbarazzata e un poco interrogativa.

Per spezzare una lancia a favore del Festival di San Gennaro pero’, diciamo che i cannoli che offrono sono davvero buoni. Ovvio, ad assaggiarli eravamo tre milanesi (tra cui due che a momenti manco si ricordano come e’ fatta una mozzarella), e una genovese — quindi prendete il nostro “buoni” con le pinze. Se per noi infatti i cannoli di Ferrara sono l’ottava meraviglia del mondo, per chi e’ cresciuto a pane e cannoli, l’effetto “gioia delle papille gustative” potrebbe essere innescato da ben altri sapori…

E per spezzare una seconda lancia, diciamo che in effetti il Festival di San Gennaro e’ una delle esperienze che vi portera’ piu’ a contatto con la comunita’ di italo-americani negli States. Con le magliettine turistiche in vendita che sfoderano la scritta: “Hug Me I am Half Italian”, le “Italian Sausages”, le “bruscettei”, il sugo super aglioso, le statue dei santi coi soldi appesi ai vestiti sfarzosi, la voce di Carosone in sottofondo e le foto di Sinatra ovunque, la festa di san Gennaro offre davvero uno spaccato indimenticabile della cultura italiana importata dai nostri antenati — e rimasta piu’ o meno cosi’ fino ad oggi.

Un bel “a noi ce piace” alla festa di San Gennaro. E voi? Be’, se vi volete sentire parte del Padrino Parte Prima, bere un po’ di “Whisky e Soda e Rock&Roll”, e “fa’ l’Americano” sebbene siate nati un “Itali'”, allora e’ la fiera che fa per voi.

Se state cercando un pezzo dell’Italia moderna nel mezzo di New York…Fuggheddabaudit!

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