Settimana scorsa il sindaco di New York, Bloomberg, ha tenuto una conferenza stampa riguardo la richiesta di costruzione di una moschea in prossimita’ di Ground Zero. Nei tre mandati da sindaco di New York, Bloomberg non ha mai brillato per qualita’ oratorie, preferendo discorsi semplici e dai contenuti pratici a digressioni colte o semi-filosofiche. Tuttavia, il discorso del 3 agosto 2010 verra’ ricordato a lungo. Se non dal pubblico in generale, almeno da me.

La dissertazione e’ un elogio a New York City, a cio’ che rappresenta per il mondo moderno e ai suoi abitanti. Parafrasando il sindaco, New York e’ la citta’ piu’ libera al mondo. Fondata da immigrati e plasmata da essi. Le cui porte sono aperte a chiunque abbia voglia di lavorare sodo e voglia seguire le leggi americane. E’ una citta’ in cui si parlano 200 lingue. Caratterizzata da una diversita’ di tradizioni e religioni che non si trovano altrove. In cui ogni newyorkese vive in armonia con i propri vicini, in rispetto reciproco e tolleranza. Esattamente quell‘apertura mentale e capacita’ di accettare il prossimo che e’ stata attaccata l’11 settembre 2001. E per tutti questi motivi sarebbe sbagliato negare il permesso di costruire la moschea.

Nonostante una ferita ancora aperta sul suolo di Manhattan, con il permesso di costruire la moschea, New York rimane fedele ai suoi valori. Lanciando un fortissimo segnale a tutti gli estremisti e fanatici: New York e’ e rimane la capitale della libera espressione del mondo occidentale e moderno. Un luogo unico e simbolo di cio’ che vorrei fosse il mondo intero in futuro.

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