Una vacanza a New York lascia al ritorno parecchi strascichi: sindrome del fuso orario, sensazione di vivere in un sobborgo del sobborgo, desiderio di fuga e…consegna degli acquisti su commissione.

A meno che non siate dei viaggiatori di bassissimo profilo o degli insensibili taccagni, è quasi impossibile resistere alle innumerevoli richieste di amici e parenti: riesci a prendermi l’ultimo iPod? Non ti scoccia passare da Nike Town? Mi compri il distributore delle M&M’s a forma di Statua della Libertà (ahimè, questa è vera)?

Ma se siete dei veri Italiani in vacanza, sapete che negli ultimi anni la parola d’ordine è una sola: Abercrombie & Fitch. All’epoca vantava illustri estimatori del calibro di Steinbeck e Hemingway, mentre oggi il marchio è ciò che di più fighetto e effeminato esista in circolazione.

Riservata fino a poco tempo fa a pescatori panzoni e escursionisti della domenica, da qualche anno questa linea di abbigliamento è entrata come una valanga nel mondo della “moda giovane”, mettendo parecchio in difficoltà la concorrenza di Gap, Tommy Hilfiger e American Apparel.

Ammetto di non essere mai stato nel negozio di Milano, ma a New York non c’era il rischio che qualcuno mi riconoscesse, perciò non ho avuto remore a fare una capatina sia sulla Quinta, sia a Water Street. Volete immergervi almeno una volta in questi templi della decadenza occidentale?

Qualche avvertenza è doverosa: dovete essere dotati di uno spiccato senso dell’umorismo e insensibili alle orde di connazionali in vacanza, non dovete provare rimorso per i poveri operai sottopagati che producono pantaloni carissimi, né scandalizzarvi per gli schiaffi al senso del pudore, ma soprattutto non dovete provate pietà per i poveri padri esausti e spennati sulle poltrone.

Sarete accolti da commessi, ma soprattutto commesse, seminudi, in un ambiente appositamente non illuminato, in cui l’aria condizionata glaciale veicola anche il profumo ufficiale e in cui tutto è diabolicamente concepito per obbligarvi a rimanere; una su tutte, le casse non sono al piano terra o vicine alle porte, ma nascoste in fondo ai corridoi. L’idea di fondo è che ci si ritrovi in una grande casa di campagna piena di ragazzi e vestiti, dove tutti ti salutano calorosamente e dove alla fine, se vuoi, ma solo se vuoi, puoi comprare qualcosa.

Su A. & F. si è detto e scritto di tutto: pornografico, omofobo, razzista e adescatore di adolescenti. Lungi da me fare la morale a un marchio che fa esattamente quello che fanno gli altri, semplicemente con meno scrupoli. Confesso anzi di aver provato stima per le menti diaboliche che hanno concepito una così raffinata trappola per topi. Il messaggio è sempre lo stesso: se vesti  A. & F. sarai figo e sorridente e vivrai sempre in mezzo a ragazzi fighi e sorridenti. Niente che non dicano anche le più famose marche di casa nostra.

Ma da bravo esploratore, ho deciso di non fermarmi lì e di immergermi ancora di più nella giungla dei lifestyle brand. Mi è giunto in aiuto il misterioso signor M., insigne esperto di americanità, che mi ha consigliato di rivolgermi anche a un paio di concorrenti o presunti tali, che hanno fatto capolino negli ultimi anni: Hollister e Aéropostale.

Il primo non è altro che una mefistofelica invenzione di A.& F., uno spin-off, come dicono gli esperti, creato dal nulla e spacciato come marca californiana degli anni venti. Il negozio di Broadway è ancora più buio e freddo di quello della casa madre, i commessi ancora meno vestiti e i megaschermi, con le immagini in diretta dalla California, ancora più frastornanti.

Sempre dal signor M., vengo a sapere che la linea ha avuto così tanto successo da offuscare A. & F.  A mio parere il motivo è semplicissimo: le stesse magliette e gli identici jeans, a parecchi dollari in meno.

Aéropostale invece prende il nome da una compagnia aerea francese degli anni trenta. Sia l’immagine, sia il punto vendita di Manhattan Mall sono più economici e meno pretenziosi e hanno il vantaggio di essere davvero poco conosciuti tra gli Italiani. Girando per New York, la sensazione è quella che i ragazzi Americani portino Aéro, mentre i turisti siano rimasti indietro di qualche passo.

A. & F. è forse destinata ad essere offuscata da rivali e consociate? La legge del “costantemente alla moda” non risparmierà nemmeno questi commessi depilati?

Non ne sono sicuro, ma non sarò di certo io a farvi notare che quello che va oggi negli Stati Uniti, da noi sarà di moda nel 2012. Perciò il mio consiglio è quello di provare qualche alternativa; per lo meno non rischierete di tornare in Italia esibendo la stessa maglietta del vostro vicino di posto in aereo.

A proposito, cosa ne dite della mia maglietta Hollister?

Tommaso Brambilla, globetrotter multilingue, si dedica alla scoperta del mondo una citta’ alla volta. Mandate una email all’autore del post all’indirizzo itommi@hotmail.it

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