Sono appena tornata da due settimane incredibili passate in Italia (viaggio di cui parlerò a breve, appena mi arriveranno le foto ufficiali dell’evento principale accaduto il 27 Luglio…il mio matrimonio!)

Per il momento pero’, senza scendere nel melodrammatico e nella psicologia sottile di “Italia e’ casa,” “Ma anche New York e’ casa,” “Oh, come sono contenta di essere tornata,” “Ah mi manca gia’ l’Italia,” volevo narrarvi della prima cosa che ho fatto il giorno dopo essere atterrata su suolo statunitense, perche’ sono fermamente convinta che sia l’unica cosa possibile e concepibile per tutti gli italiani che vivono o visitano New York, per la prima, la ventesima o la centesima volta: sto parlando della famosa Colazione dei Campioni.

Dicesi “la Colazione dei Campioni” (nel mio vocabolario,) quella colazione che quando la mangi, poi non hai più bisogno di cibarti per altre 24 ore. La Colazione dei Campioni di solito consiste in uova e salsiccia, con tanto di patate al forno. La Colazione dei Campioni, lungi dall’essere altamente digeribile, e’ la cosa più lontana che ci possa essere dalla colazione all’italiana (quella bella leggera con brioche alla marmellata e cappuccino.) La Colazione dei Campioni e’ anche quello di cui avete bisogno per sconfiggere il jet lag.

Dovete sapere infatti, che nonostante i ripetuti sforzi, mi sono addormentata come un sasso alle 20.30 di giovedì sera, dopo volo intercontinentale (“Errore da principiante,” direte voi. “Dopo 10 anni non hai ancora imparato.”) Il giorno dopo mi sono alzata all’alba delle 4, come da copione, con una voragine allo stomaco da far impallidire il Gran Canyon.

L’unica cosa possibile e’ stata quella di trascinarsi al primo ristorante aperto alle 7 di mattina, che non poteva essere nient’altro se non un fantastico Diner Americano anni ’50. Ora, iniziamo il racconto rispondendo alla domanda: che cos’e’ un Diner? Un Diner e’ un tuffo nel passato. E’ una piccola gemma che gli anni ’50 ci hanno lasciato come vago ricordo dello splendore americano che fu. Visitare un Diner e’ come entrare in un set cinematografico, sedersi al bancone su uno degli sgabelli fissi, rigorosamente rossi, ordinare un milkshake, e aspettare di vedersi arrivare George McFly e Biff nelle sedie accanto. Un Diner e’ una delle esperienze americane da provare assolutamente, non per la qualità del cibo (che in effetti non e’ un granché) quanto per sentirsi catapultati nella realtà americana di 60 anni fa. Gia’ che siete li, non perdetevi anche il bottomless coffee (il caffe’ con il free refill che non finisce mai.)

La mia scelta di venerdì mattina e’ caduta su Tom’s Restaurant: un piccolo Diner a Brooklyn che viene direttamente dal 1936, pieno di statuette, cartelli, pezzi di giornale e oggetti e decorazioni di ogni genere, anch’essi provenienti direttamente dagli anni ’30 (o parte di improbabili collezioni degli anni successivi.)

Di primo acchito sembra che il locale si sia fermato nel tempo: moltissimi gli avventori la mattina presto, distribuiti su divanetti capaci di accomodare fino a quattro persone, intenti a leggere il giornale o a parlare fitti fitti tra loro. Il pavimento fa molto art deco, e per gli Instragrammers più modaioli rappresenta un ottimo backdrop per selfie ai piedi. Il menu e’ una boccata d’aria fresca: in un mondo dove ogni piatto di ogni ristorante presenta sempre più’ ingredienti, se siete da Tom’s alle sette di mattina, le opzioni sono principalmente due: uova e salsiccia o pancakes (con mirtilli e ricotta, o limone e ricotta sono i migliori.) E free refill di caffe. Insomma, la vera, tradizionale “Colazione dei Campioni.”

Questo mi porta a una riflessione (ormai alle mie riflessioni di fine articolo ci siete abituati, suvvia.) Quando siete nella mia stessa situazione, in pieno jet lag, con una fame da lupi alle quattro di mattina e vi va di strafogarvi di uova e pancetta o di pancakes, non cadete nello stereotipo di pensare che la “Colazione dei Campioni” sia quello che succede tutte le mattine nella vita di un americano medio appena si sveglia. (Difatti, il newyorkese medio, come le gazzelle, inizia a correre perche’ non ha tempo la mattina presto.) E ancor più, non cadete nell’assunzione che un posto vale l’altro: non andate a mettervi in Diners che manco nei peggiori bar di Caracas. Fatevi due ricerche su internet, parlate con la gente del posto, andate a ricercare un’esperienza autentica e di qualità (se non del cibo, almeno nella storia e nella cultura.) Non accontentatevi di qualsiasi uova e salsiccia.

Andate da Tom’s Restaurant. Respirate l’atmosfera fino in fondo e immaginatevi come si stava nell’America degli anni ’50, in quel preciso ristorante, mangiando quei precisi piatti, bevendo quello stesso caffe’. Chiudete gli occhi, aprite lo stomaco. E in un battibaleno il jet lag sara’ scomparso.

Altri Articoli:

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Comment *