Negli Stati Uniti, così come in Italia, il primo passo fuori dal college è solitamente costituito da un internship (uno stage). Durante lo stage lo studente o il neolaureato dovrà assumersi tutte le responsabilità del mantenimento dell’ufficio, dal fare il caffè al mattino, al prepararsi a correre al più vicino FedEx per spedire un pacco urgente – eppure l’esperienza è impagabile. Innanzitutto perché permette allo stagista (o intern) di capire come funziona il modo di fare affari americano (e se c’è una cosa in cui gli americani sono imbattibili è proprio il senso di fare business), e in secondo luogo, per gli stagisti europei, l’esposizione alla lingua inglese è fuori dal limite dell’immaginabile.

Sono molte le aziende che offrono internship, solitamente non pagati, nel campo della comunicazione e marketing, nell’area economica e finanziaria e nell’area culturale. Se cercate il modo più semplice per passare un’estate a New York consigliamo di dare un’occhiata a ciò che le università offrono: le università italiane infatti gestiscono molti programmi di stage nelle sedi americane di ditte nazionali come la Rai o di istituzioni culturali e politiche come l’Ambasciata e il Consolato Italiano, oppure l’Istituto di Cultura.
Ci sono poi altre numerose ditte italiane più piccole che offrono stage sempre tramite le università o tramite conoscenze – solitamente è difficile trovare questi annunci sui siti più cliccati per il trova-lavoro all’estero.

Ricordatevi naturalmente che uno stage in un’organizzazione italiana potrà aprirvi molte porte su territorio nazionale, ma non sarà un grande stimolo per parlare inglese, dato che i vostri colleghi saranno prevalentemente italiani.

Se al contrario volete incentrare la vostra esperienza sullo scambio internazionale, vi consigliamo di tenere d’occhio i bandi di stage sui siti di organizzazioni come le Nazioni Unite o L’Unicef. Banditi periodicamente e molto competitivi, questi internship vi offriranno l’opportunità di dare un’occhiata all’interno delle organizzazioni più potenti al mondo.

In ultimo, se il vostro desiderio è quello di trovare uno stage in un’azienda americana, consigliamo di dare un’occhiata ai siti delle più grosse ditte multinazionali (P&G, L’Oreal, Coca Cola) per adocchiare qualche opportunità, oppure tenere sempre gli occhi aperti e mettervi tra i preferiti siti come http://www.craigslist.com o http://www.monster.com. Alcune offerte sono da scandagliare molto attentamente (andateci coi piedi di piombo, fate ricerca e se possibile fate un salto nella Grande Mela per verificare che le offerte siano effettivamente affidabili), ma in generale ci sono parecchie ditte americane e non che cercano stagisti europei per qualche mese. Ricordatevi che in questo caso l’inglese è una prerogativa: se sapete a malapena dire “The pen is on the table” vi sconsigliamo questa via, dato che nessuno nell’ufficio rallenterà il passo per spiegarvi lentamente e a gesti ciò che dovete fare.

Gli studenti americani finiscono molto prima di noi di studiare. Questo vuol dire che molto spesso, durante il vostro internship, il vostro diretto superiore potrebbe avere molti anni in meno di voi. Non andate in panico: il sistema scolastico è totalmente diverso, così come quello professionale, dato che appena finita l’università solitamente tutti gli americani hanno alle spalle almeno due “summer internship” nel loro campo prescelto.

Tra le prime cose che vi sorprenderanno in New York ci sarà il notare molte donne vestite di tutto punto correre su e giù per tutta Manhattan con ai piedi delle decisamente poco eleganti scarpe del tennis o infradito. Vi accorgerete presto che a questo comportamento si affianca una borsa stile Mary Poppins — si infileranno con nonchalance le scarpe con tacco 12 in ascensore, poco prima di scendere al loro piano.

Molto spesso gli stage non sono pagati, o prevedono solo un rimborso spese. In questo caso, doveste rimanere a New York meno di 3 mesi, il visto, sebbene sia sempre meglio averlo, non è strettamente necessario, dato che il vostro sarebbe considerato una sorta di “atto di volontariato”.

Se però lo stage è pagato (anche solo un minimo) o si estende per più di tre mesi, il visto diventa indispensabile. Se la vostra ditta non vi vuole sponsorizzare per un J-1, il visto da Intern o Trainee,  o se non riuscite a trovare una ditta che vi assuma come intern, l’alternativa è quella di rivolgersi all’unica associazione euro-americana che può aiutarvi: CIEE. Questa organizzazione si prenderà carico di trovarvi una ditta che faccia per voi, nel caso non l’abbiate già trovata, o di tutte le procedure di richiesta del visto nel caso vi presentiate da loro con già una ditta che è pronta ad assumervi come stagista.

Abbastanza caro (calcolate $150 al mese per il visto, più l’assicurazione sanitaria, per un totale di più o meno 1.200 Euro per sei mesi), il servizio vi farà ottenere il tanto sospirato DS-2019, il modulo che sarà più importante della vostra stessa vita una volta all’entrata del confine.

Ottenuto il modulo, dovrete prendere un appuntamento con il console americano al consolato più vicino a voi (Milano, Roma o Napoli), per un colloquio riguardo alle motivazioni che vi spingono verso gli Stati Uniti.

Quando finalmente avrete il timbro sul modulo e il visto sul passaporto, potrete avventurarvi in territorio americano. La CIEE sarà sempre a vostra disposizione per domande, dubbi, chiarimenti o problemi con la vostra “host company”, e vi verrà dato un libricino esplicativo contenente informazioni vitali e altre..un po’ meno (vi viene esplicitamente chiesto di “Non nuotare verso casa” nel caso incontriate problemi negli Stati Uniti).

Ovviamente la vostra condotta deve essere ineccepibile, pena l’esclusione dal programma e l’immediata espulsione dal Paese.

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