Un paio di settimane fa introducevo la mia nuova rubrica sulla ricerca del lavoro a New York (o in generale in America) e vi dicevo che l’avrei chiamata “To Whom it May Concern: I LOVE YOU.” Che in italiano si tradurrebbe con: “Egregi Signori: Vi Amo.”

Questo perché, nella serie di articoli, vorrei trattare la ricerca del lavoro come se fosse la ricerca dell’anima gemella. Vorrei descrivervi l’arte del cercare lavoro in America in parallelo con l’arte del corteggiamento.

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A prima vista i due campi di ricerca non potrebbero essere piu’ diversi. Come poter paragonare la ricerca della persona con la quale condividere la propria vita alla ricerca di un lavoro?

Eppure, pensandoci bene, in tempi moderni il lavoro puo’ farci sentire tanto realizzati quanto trovare il partner dei sogni. Alcuni potrebbero dissentire, mia madre probabilmente storcerebbe il naso mentre le generazioni addietro inizierebbero a scuotere nervosamente la testa in segno di totale disapprovazione. Nonostante cio’, e’ decisamente un dato di fatto che la risposta alla domanda “Cosa vuoi fare da grande” posta ad un venticinquenne italiano nel 2016 non sia piu’ (o forse non lo e’ mai stato) “Avere un posto fisso per poter mantenere la famiglia.”

Nell’epoca in cui viviamo, i giovani sono sempre piu’ individualisti e alla ricerca della realizzazione personale, soprattutto in campo lavorativo. E come biasimarli? Il gap generazionale tra i venticinquenni di adesso e quelli degli anni ’70 non e’ mai stato cosi profondo. Basti pensare che mia madre a ventitre anni era gia’ sposata da due e in procinto di pensare di mettere su famiglia, mentre io a ventitre anni mi affacciavo fresca fresca di laurea magistrale sul mondo del lavoro – con pochissimi soldi in tasca e la convinzione che il mondo lavorativo fosse li ad aspettare solo me.

I nostri genitori ci hanno sempre ripetuto quanto siamo speciali, la scuola ci ha sempre soffiato vento nelle ali e trattato come la generazione prodigio, quella dove la scuola superiore, e in seguito l’universita’ era diventata una tappa obbligatoria e di massa, non piu esclusiva per le elite e le famiglie danarose. Nati, cresciuti e coccolati in una bambagia imbevuta d’autostima, pensavamo le aziende avrebbero fatto i salti mortali per averci.

Se non fosse che, finiti gli studi, per la maggior parte ci siamo trovati ad affrontare un paese che non ci voleva, un paese difficile e in caduta libera, nella sua fase economica ciclica di recessione. Che duro colpo per giovani ventenni, trentenni e addirittura quarantenni abituati a sentirsi i padroni del mondo!

La sensazione e’ stata come quella che si ha quando ci si presenta a un appuntamento con un possibile partner, forti del fatto che gli amici ci hanno detto gia’ in partenza di piacergli/le, vestito con il nostro abbigliamento migliore, il nostro sorriso piu’ smagliante e la nostra bella parlantina – per poi sentirci sbattere la porta in faccia perche’ “mah, in verita’ io non ho mai detto che mi piacevi – e inoltre chi ti credi di essere, sbruffone!?”

Iniziate a vedere le somiglianze tra i due campi?

Molto spesso dunque ci sentiamo costretti all’espatrio, pensando che l’erba del vicino sia sempre piu’ verde e sperando di trovarci in una situazione migliore di quella che abbiamo deciso di lasciarci alle spalle. Quando poi ci giungono voci di quanto l’America sia meritocratica, noi, sempre forti del fatto di essere la generazione prodigio, non vediamo l’ora di buttarci a capofitto!

Peccato che la sensazione che ne deriva dopo anni di ricerca e’ sempre quella descritta in precedenza con l’appuntamento a cui ci siamo presentati convinti di essere manna dal cielo per il possibile o la possibile partner. Il risultato e’ pressoche’ lo stesso – con l’unica differenza che il “mah, in verita’ io non ho mai detto che mi piacevi – e inoltre chi ti credi di essere, sbruffone!?” ci viene detto in inglese.

Nella rubrica “Dear Sir or Madam: I love you” cercherò quindi di dare consigli tracciando un parallelo tra la ricerca del lavoro (in generale, e in particolare in una cultura e mentalita’ come quella americana) e  il corteggiamento della propria anima gemella: in entrambi i casi e’ fondamentale andare cauti, scegliere con cura l’approccio alla controparte, utilizzando un mix di razionalita’ e istinto, mettere in atto strategie di arte del corteggiamento, unite a un inguaribile romanticismo e idealismo. Per entrambi i campi ci vuole una buona dose di umilta’, sincerita’, accortezza e predisposizione. E ancora, in entrambe le ricerche non bisogna andare a caso – al contrario, e’ necessaria una certa dose di pianificazione e pensiero per un risultato perfetto, misto ovviamente a quello che gli inglesi chiamano il “gut feeling,” l’istinto.

E se tutto cio’ non bastasse… be’ ricordatevi che come in tutte le ricerche e’ necessario anche un piccolo aiuto dalla dea bendata e una spintarella data dal nostro destino. E se non dovesse andare come vi eravate immaginati… non preoccupatevi. Come si suol dire: il mare (d’amore e lavorativo) e’ pieno di pesci, e sicuramente il lavoro (e il partner) della vostra vita e’ la’ fuori che vi aspetta.

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